Maura Messina, Diario di una kemionauta..

Il riferimento è  la  grande area dell’Italia meridionale tra Campania e le provincie di Napoli e Caserta, tristemente famosa per la presenza di rifiuti tossici.

“Terra dei fuochi”, nome nato da un rapporto Ecomafie nel 2003 di Legambiente, riguarda un territorio di 1076 km quadrati con all’interno 57 comuni e 2 milioni e mezzo di abitanti.

Il periodo di riferimento ha origine negli anni ’70 per arrivare ai nostri giorni.
Sversamenti di rifuti tossici e nucleari responsabili di un alto tasso di tumori, colpite da questa terribile patologia, in particolare giovani donne e bambini.
Di conseguenza segue  l’inquinamento dei prodotti agroalimentari, a causa della diossina nei terreni, nel latte prodotto dagli allevamenti. Solo recenti test effettuati in Germania non hanno più rivelato presenza di sostanze tossiche. Ma senza abbassare la guardia sul problema, perché si continua a morire.

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Una scrittrice ed interprete in prima persona  di questo tema è Maura Messina che nel libro “Diario di una kemionauta” è testimone diretta, un diario scritto durante la terapia chemioterapica che porta ironicamente il nome di “Diario di una kemionauta”, a evidenziare positività e speranza per il futuro. Maura Messina occupando un tempo reso fermo momentaneamente dalla malattia racconta a se stessa e il suo viaggio che diventa un modo nuovo di affrontare malattia e  vita.

L’autoironia di Maura, le salva la vita e lei nel suo ‘diario’ racconta con generosità come armarsi di ironia e combattere’, senza mai pensare di non farcela, conservando l’energia di trasmettere agli altri ciò che ha imparato ogni giorno.

Maura Messina si occupa di design, a Napoli. Non hamai ceduto senza cedere all’idea del  ‘non si può fare nulla’, anzi, ha sfidato questo luogo comune  combattendo con forza e con iniziative volte a migliorare le situazioni attuali. Attraverso  la sua tesi di laurea  si esprime su una nuova formula nella comunicazione che riguarda proprio Napoli.
Vincendo due volte, nella convinzione che essere audaci aiuta, e così è stato.

– Maura, il tuo libro sebbene sofferto è un meraviglioso percorso per infondere coraggio. Perché hai pensato di scriverlo e poi di pubblicarlo?
In realtà il libro è nato come “diario personale”. Quando l’ho scritto, non avevo minimamente immaginato di pubblicarlo. L’idea di scrivere è nata su suggerimento di un caro amico, Mario. Essendomi stati negati i colori (io adoro dipingere ad olio) per motivi di salute, ho seguito il suo consiglio, ed ho riempito il tempo rimasto orfano dello svago della pittura con una nuova amica: la scrittura. Ogni volta che tornavo da una seduta di chemioterapia, riempivo il mio diario. Nessuno sapeva che io lo stessi scrivendo. Era la mia “terapia privata” per affrontare meglio quel momento difficile. Pochi giorni prima di Natale del 2012, ho completato la chemioterapia. Mi è venuto naturale condividere quel diario privato con chi, quel viaggio, lo aveva percorso insieme a me. Con chi mi aveva dato l’amore per vivere al meglio la malattia. L’ho mostrato al mio fidanzato Eddy, la mia famiglia e a Mario. La reazione è stata unanime, mi hanno esortato a pubblicarlo. Mi hanno spinto a riflettere sulla possibilità di essere utile, in qualche modo, a chi stava affrontando direttamente o indirettamente l’esperienza della chemioterapia. L’intento è di dare un messaggio di speranza. 

– Cosa ti senti di dire a chi sta combattendo la tua stessa battaglia?
 Mi sento di dirgli di non mollare, di combattere sempre… Quando ti ammali la paura di morire prende corpo e la percezione della vita stessa cambia. Mi ha aiutato pensare che, indipendentemente da come sarebbe andata a finire, la mia vita era lì e pretendeva di essere vissuta. Ho pensato che, se mi fossero rimasti dieci minuti o dieci anni, non li avrei sprecati piangendomi addosso. Certo con le limitazioni e le difficoltà del caso, ma non mi andava di sprecare quel tempo che avevo scoperto, improvvisamente, essere così prezioso.

– Dopo averlo letto, l’ho trovato ricco, intenso, contagioso nella forza e nella determinazione. Un libro che dovremmo leggere tutti. Possiamo sperare in altri progetti da leggere?
Non voglio sbilanciarmi, ma ci sto lavorando…spero di non metterci troppo.

In una società che non ci tutela abbastanza, che spesso ignora e ci costringe a vivere drammi e pericoli, Maura ha avuto la forza di rendere noto a tutti, attraverso il suo libro, ciò che è insito in noi umani, la forza di reagire, di lottare, combattere e vincere. Un messaggio che arriva dritto al cuore e pone  naturalmente nell’atteggiamento della positività, perché ciò che è davvero importante è credere in ogni nostra azione.

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Chi è Maura Messina

Maura Messina è nata a Napoli nel 1985. Fin da bambina ha mostrato un’autentica passione per il disegno.
Frequenta il liceo Scientifico e a quindici anni incontra Amleto Sales, un artista dal quale impara a dipingere ad olio su tela.Nel 2009 si laurea alla triennale in Disegno Industriale per la moda (facoltà di Architettura – SUN) e nel 2011 consegue la laurea Magistrale in Design per l’Innovazione con il massimo dei voti e relativa pubblicazione della tesi “Napoli città di scarto” su aiapzine (osservatorio internazionale di design), http://aiapzine.aiap.it/notizie/13600.
Il percorso formativo la avvicina al mondo della comunicazione e del design.Progetta alcuni lavori di communication design, loghi, posters, pannelli pubblicitari e partecipa attivamente a numerosi contests nazionali ed internazionali.Si occupa inoltre della esecuzione di un ampio murales per una scuola primaria nel 2012 a Quarto (NA). Negli anni dipinge numerose scenografie su teli per recite scolastiche.Si dedica alla realizzazione di presepi e piccole miniature e dall’estate 2013 si avvicina alla ceramica grazie alla guida dell’amico/Maestro Amleto Sales. Ha partecipato ad alcune mostre collettive (si ricorda la mostra collettiva di pittura, presso la Domus Ars Centro di Cultura, Via Santa Chiara 10C, Napoli, Incontri Pittorici, 17/26 ottobre 2013), la mostra collettiva dal 2 al 24 Maggio 2014 presso la Picassarte Gallery, via IV Novembre, Nuoro (Sardegna), e la mostra collettiva presso il Real Sito Belvedere di San Leucio, via del Setificio 5/7, San Leucio (CE) dal titolo “La terra dei fuochi”. Nel novembre 2016, la casa editrice Homo Scrivens rilancia il testo con una seconda edizione arricchita di contenuti inediti.

Premi

PREMIO PULCINELLAMENTE, Sant’Arpino XVII rassegna di teatro-scuola

Motivazioni: Per la grande forza e speranza che trasmetti

MEDAGLIA DEL COMUNE DI NAPOLI, SINDACO LUIGI DE MAGISTRIS

Motivazioni: Per l’impegno civile

Martina si è arresa, nella Terra dei Fuochi..

 

di Patrizia Angelozzi

Martina, studentessa di 17 anni è morta nella “Terra dei fuochi” per un tumore.
Quattro lunghi anni di cure, di dolore attraverso protocolli oncologici finché si è arresa.
A dare la notizia Gabriele Aiello, referente per la regione Campania dell’Unione degli studenti della regione. Lo ha fatto in modo ufficiale su Facebook scrivendo:
“Martina è volata via, aveva 17 anni. Era di Mariglianella, ha lottato per 4 anni, non si è mai arresa. Oggi però, il mostro l’ha divorata, lasciando il solito vuoto amaro. Il vuoto di chi perde un figlio, un padre, una madre, un amico. Aveva la mia età, un’età dove inizi a pensare al futuro, dove inizi a progettare, ma in questa terra i progetti non li puoi fare. L’ennesimo fiore viene strappato violentemente dalla nostra terra. Quanti ancora dovranno morire?”.

A Napoli, era molto conosciuta, la sua battaglia contro il cancro, che durava da quattro anni, aveva commosso tutti e lascia in questi giorni tutti senza parole per il drammatico epilogo.

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Sono tante le mamme che hanno perso un figlio nei comuni della Terra dei Fuochi:

Antonella, mamma di Enrico, morto a 8 anni
Ida, mamma di Martina di 9 anni
Anna, mamma di Riccardo morto a 22 mesi
Luisa, mamma di Alice morta a 3 anni
Tina,mamma di Dalia morta a 13 anni
Antonella,mamma di Francesco morto a 8 anni..e tante altre ancora.

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La forza di una madre è capace di oltrepassare il proprio dolore, come ha fatto Marzia, mentre suo figlio era alla fine gli ha dedicato parole che le mamme dicono ai loro piccoli prima che si addormentino:
Marzia, mamma di Antonio “Antonio “a mamma” adesso ti somministrano una medicina per farti guarire. Appena ti addormenti non senti più niente, poi ti svegli e stai bene. “

Uno Stato latitante, che permette usi e abusi, patologie dilaganti che prendono di mira sopratutto i più giovani, dove inceneritori, rifiuti tossici, amianto e discariche hanno reso invivibile ben 1.076 km quadrati di terra. Dove si muore senza che esista una risposta.

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Una persona, non un clochard..

Prima di essere un clochard era una ‘persona’. Una come NOI, come tante.
Basta un percorso di vita difficile, ritrovarsi ‘soli’ è una delle probabilità che viviamo quotidianamente. Affrontare questa vita a singhiozzo, attraversare la perdita di un lavoro, una separazione coniugale che necessariamente vede l’allontanamento, seppur momentaneo dei figli. Si perdono amici, conoscenti, riferimenti.
Si resta ‘ripiegati su se stessi’ in questa attualità troppo piena e troppo vuota, dove sotto gli occhi di tutti, le persone restano sospese.
In attesa di una occupazione che diventa utopia.
Un viaggio senza speranza anche aspettare le decisioni di tribunali immersi in faldoni di documenti che privano di umanità e ogni tanto di vita chi resta ad attendere.
Cosa spinge un essere umano a pensare scientemente di mettere fuoco ad una persona che ha già abbandonato tutto oltre se stesso? La gelosia. Pensava che quest’uomo avesse una relazione con sua moglie. Ecco che ci troviamo a leggere di nuovo la parola ‘delitto passionale’. Non esiste passione dentro un delitto,mai.
Non dovrebbe essere possibile colpire i deboli, gli ultimi,i fragili, chi è rimasto incastrato nel limbo della sofferenza, perché andrebbero tutelate,protette, accolte e riportate a vivere la realtà in modo costruttivo. Questa è la logica delle politiche sociali, che tanto fanno parlare da troppo tempo nel nostro “bel Paese”.
Un uomo bruciato vivo. E’ stato figlio, marito, padre. Amico di qualcuno, lavoratore per qualcun altro. Ha vissuto, dato, preso, negato, regalato. Per essere ucciso, ferocemente da un altro essere umano, ai limiti della follia. Per gelosia, scrivono. Io la chiamo, pazzia.
In questo stato di cose, dove lafollia riveste prepotentemente un ruolo pericoloso per tutti, c’è il bisogno di fare qualcosa. Senza passare alle notizie successive, alla cronaca compulsiva, a dimenticare ieri in favore di un futuro troppo veloce. Oggi è il presente ed ha bisogno di risposte concrete, azioni a prevenire. Siamo andati oltre i tempi consentiti. Da qualche parte toccherà ricominciare. Prima possibile.

http://www.zonalocale.it/rubriche/patrizia-angelozzi/una-persona-non-un-clochard

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Patrizia Angelozzi

Abruzzo, senza il senno del poi..

Sono 44 i giorni trascorsi dalla tragica vicenda di Rigopiano. Proprio in queste ore i familiari hanno avuto la possibilità di recarsi sul posto, scortati dalla polizia, per ‘riprendere le automobili o quel che resta’ e per portare un fiore dove si sono spente le vite dei loro cari.
Ormai un non luogo, purtroppo pieno di significati e pieno di detriti.

“Dopo le tante richieste di poter andare” alle quali non erano seguite concessioni, salire fin sulla montagna a rendere omaggio a chi non c’è più e rabbrividire alla vista di uno scenario terrificante di una tragedia che poteva essere evitata.
Senza il senno del poi.

Macerie dell'Hotel Rigopiano, nel giorno in cui è stata completata l'estrazione di tutte le 29 vittime della valanga del 18 gennaio, 26 gennaio 2017. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Processo Di Lello

“Il processo si celebra a Lanciano, e non a Vasto. Ci sarà meno pressione e maggiore serenità”. Ha detto ieri il procuratore della repubblica di Vasto, Giampiero Di Florio, che, con la collega (titolare delle indagini) Gabriella De Lucia, rappresenta la pubblica accusa nel dibattimento a carico di Fabio Di Lello.

Parole importanti, che stanno a significare quanto sia stata di alto impatto per tutta la città di Vasto, questa storia che ha visto troppe parole, rumore, ipotesi e una mediaticità distribuita attraverso i social, aspra e dura, responsabile di influenze mediatiche.
Senza il senno del poi.

Il tempo rubato

Si toglie la vita a 24 anni, lasciandosi travolgere dal treno in transito.
Cronaca di una morte annunciata via web, passata attraverso le redazioni in modo quasi ‘grottesco’. La notizia ‘vera’ è il disagio del traffico, il resoconto della Polfer, i disagi dei treni e i tempi di attesa del ripristino alla ‘normale circolazione’…

Con il senno di prima e il dolore del poi. Con residui di vita da rimettere insieme, in attesa di risposte che non ci saranno, di mancanze, di omissioni, di urgenza per nuovi posti dove decidere, di scegliere o morire. Resta l’attesa per chi non tornerà e una preghiera per tutti a salvarci la vita.

 

IL TEMPO DI VIVERE

Si toglie la vita a 24 anni, lasciandosi travolgere dal treno in transito.
Cronaca di una morte annunciata via web, passata attraverso le redazioni in modo quasi ‘grottesco’. La notizia ‘vera’ è il disagio del traffico, il resoconto della Polfer, i disagi dei treni e i tempi di attesa del ripristino alla ‘normale circolazione’…
Nel nostro Paese il suicidio è la seconda causa di morte tra i ragazzi dai 15 ai 25 anni, subito dopo gli incidenti stradali.
1000-1500 tentativi di suicidio all’anno, ma il dato è probabilmente sottostimato in quanto molti casi vengono “occultati” dalle famiglie, “non si conoscono i numeri precisi”, ha premesso lo psicologo Gustavo Pietropolli Charmet, uno dei principali conoscitori di adolescenti a livello mondiale, “ed i casi noti sono probabilmente risibili rispetto alla realtà in quanto molti episodi vengono tenuti nascosti a causa dell’alone di vergogna che li circonda”.
In un recente questionario anonimo distribuito tra gli adolescenti le risposte sono state allarmanti. In molti hanno pensato alla morte, a come procurarsela, per motivi diversi.
I genitori, spesso sono portati a minimizzare ed a pensare che “sì, sono cose che accadono, ma ai miei figli no, non è possibile”.
In questo APPARIRE a tutti i costi, di essere felici in modo forzato anche attraverso l’uso e abuso di alcol, sostanze stupefacenti e ‘prodezze assurde’ a dimostrare sopratutto a chi è loro vicino che esistono e hanno bisogno di essere ascoltati.
In un tempo senza più tempo, dove la cronaca locale e nazionale, in onore della verità racconta di suicidi avvenuti diventati causa di traffico e disordini…dove l’accento viene posto sul corri-corri generale, sui ritardi e sulla burocrazia di risolvere velocemente un fatto ‘terribile’ come il sucidio e archiviarlo, il tempo di riflettere e pensare di rivedere qualcosa dov’è ?
Senza saper dire di ‘no’ , senza regole, senza sapere che proprio queste sono le basi per testimoniare ai figli l’ importanza delle loro esistenze, confermando quanto sono preziosi.
Il ‘tenere a loro’ nella logica di proteggerli e insegnare quel che conosciamo e quel che impareranno strada facendo. Perché per vivere ci vuole coraggio e tanta disperazione e solitudine per morire.

Islanda, caso unico in Europa
Tra il 1997 e il 2012 l’Islanda ha scelto di raddoppiare il numero degli adolescenti che praticava sport quattro volte a settimana e che trascorreva più tempo con i genitori. Di pari è scesa la percentuale di ragazzi che assumevano alcol e droghe. Non solo in Islanda, a onor del vero, ma tra i Paesi europei è stato l’unico con un dato così marcato. E nessuna altra nazione ha saputo sostituire alcol e sigarette con lo sport. Nel Regno Unito, ad esempio, sembra che i giovani siano meno schiavi delle dipendenze perché chiusi in casa a fare in conti con la realtà virtuale.
Anche le leggi sono state modificate: via le pubblicità di bevande alcoliche e fumo, e divieto di acquisto di sigarette per i minori di 18 anni e di alcol per i minori di 20 anni.
Ma, soprattutto, l’ introduzione di moltissime attività sportive e artistiche per permettere ai ragazzi di ‘fare gruppo’ e di ottenere quel senso di benessere psico-fisico che può dare una sostanza stupefacente. Tutti gli adolescenti furono inclusi nel programma, e per i meno facoltosi furono previsti degli incentivi statali.
E quando,nelle situazioni più disperate del ‘male di vivere’ potremo dire di aver fatto ‘tutto quello che era possibile’ allora, sapremo in coscienza di aver amato veramente.

http://www.zonalocale.it/rubriche/patrizia-angelozzi/il-tempo-di-vivere

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SE VITA NON E’

Rileggere i nomi di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli,Mario Fanelli, Walter Piludu e Dj Fabo e molti altri ancora, mi ferma un po’ il respiro su questa tastiera che tenta attraverso il pensiero di fare un riepilogo di felicità e vita, di diritti e di scelte consapevoli. Di richieste inascoltate e di dolore. Tanto.
Dentro il coraggio di morire e la forza straordinaria di chi li ha amati e continuerà a farlo, “lasciandoli andare”.

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Piergiorgio Welby,  il primo a sostenere il tema dell’autodeterminazione del malato e della scelta sul fine, attivista e co-presidente dell’associazione Coscioni, fu aiutato da un medico consenziente.
Giovanni Nuvoli,
malato di Sla, iniziò  uno sciopero della fame e della sete lasciandosi morire.
Eluana Englaro,
la giovane di Lecco rimasta in stato vegetativo per 17 anni, caso in cui il Paese si è diviso a metà.
Mario Fanelli, malato di Sla morto per cause naturali nel 2016, chiedeva una legge sull’eutanasia.
Walter Piludu, malato di Sla, è morto ottenendo il distacco del respiratore: il tribunale di Cagliari ha infatti autorizzato la struttura sanitaria dove si trovava a cessare i trattamenti.
Dj Fabo
, sesto malato aiutato in questo modo ad ottenere l’eutanasia dall’associazione Coscioni.

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Da marzo 2015 la campagna Eutanasia legale, ha “aiutato 233 persone a mettersi in contatto con i centri svizzeri per il suicidio assistito

In una recente testimonianza , Mina Welby ricorda il marito e la sua vita con lui.
Le difficoltà di ogni giorno sempre più gravi e il silenzio assenza di chi avrebbe potuto ‘aiutarli’.

Non possiamo fare altro che leggere di storie, troppo spesso lontane e diverse dalle nostre. Colpiti dai racconti di vite che segnate oltre misura, chiedono di scegliere in un quotidiano rassicurante, ciò che riteniamo ‘oltre’.
Dovremmo essere in grado di comprendere e accettare decisioni differenti, proprio NOI, che grazie alla libertà di pensiero e di movimento, abbiamo un privilegio non trascurabile che ci pone ad un incrocio che invita a ‘fermarsi e a rispettare precedenze e stop’.

Il diritto di morire

“L’Italia deve dotarsi di una legge per la morte dolce”, per una scelta sofferta e difficile e al tempo stesso necessaria” queste le parole di DJ Fabo che resteranno nella storia.
La sua storia, ormai nota a tutti, è stata setacciata attraverso parole, video e interviste dei media, è riuscita ad entrare in ogni casa, in ogni riflessione singola e collettiva.
Abbiamo provato empatia e vicinanza, in questa vicenda dolorosa che ha distribuito in moltissimi la ‘domanda’ ,mentre lui, consapevolmente si apprestava a raggiungere il cielo, con decoro, dignità, accompagnato dall’amore dei suoi cari che per sola generosità lo hanno ascoltato.

IL RUOLO DEI MEDIA

Androkonos: “Dj Fabo, ha fatto “una denuncia molto alta”, costretto ad andare in Svizzera, a proprie spese, per togliersi la vita è “una sconfitta per l’Italia”. Antonio Panzeri (Pd, gruppo S&D), presidente della Commissione per i Diritti Umani del Parlamento Europeo.

Le parole più ‘sentite emotivamente’ arrivano dalla pagina web di Iacopo Melio: “Caro Dj Fabo, perdonaci. Siamo volati con te in Svizzera, incrociando le dita affinché certe catene fossero presto spezzate e il tuo buio si facesse luce. Ma soprattutto affinché il tuo appello venisse accolto anche a casa nostra, per dimostrare una buona volta di essere un Paese civile. Purtroppo però abbiamo perso anche questa occasione, e fa male. Un male tremendo. Ma chissà, magari presto chiunque, in ogni momento, potrà scegliere il finale che preferisce. Serenamente. Come purtroppo non hai potuto fare te.E adesso festeggia, almeno tu, libero. Che qua c’è ancora tanto da lottare”.

Piergiorgio Welby , Il primo a sostenere il tema dell’autodeterminazione del malato e della scelta sul fine, attivista e co-presidente dell’associazione Coscioni. Colpito da anni dalla distrofia muscolare inviò al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lettera in cui chiedeva l’eutanasia. Il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby dichiarandola “inammissibile” a causa del vuoto legislativo su questa materia. Lostesso Welby chiese al medico Mario Riccio di porre fine al suo calvario che staccò il respiratoresotto sedazione, venendo poi assolto dall’accusa di omicidio del consenziente.

Giovanni Nuvoli, malato di Sla, chiedeva il distacco del respiratore: questa volta, però, il tribunale di Sassari respinse la richiesta ed i carabinieri bloccarono il medico che voleva aiutarlo. Nuvoli iniziò allora uno sciopero della fame e della sete lasciandosi morire.

Eluana Englaro, la giovane di Lecco rimasta in stato vegetativo per 17 anni, caso in cui il Paese si è diviso a metà, tra la volontà del padre Beppino di far rispettare il desiderio della figlia quando era ancora in vita di porre fine alla sua esistenza se si fosse trovata in simili condizioni. Varie le sentenze di rigetto delle richieste dei familiari.

Mario Fanelli , malato di Sla morto per cause naturali nel 2016, chiedeva una legge sull’eutanasia.

Walter Piludu, ex presidente della provincia di Cagliari malato di Sla, è morto ottenendo il distacco del respiratore: il tribunale di Cagliari ha infatti autorizzato la struttura sanitaria dove si trovava a cessare i trattamenti.

Dj Fabo, si è fatto accompagnare in Svizzera da Marco Cappato, sesto malato aiutato in questo modo ad ottenere l’eutanasia dall’associazione Coscioni. Da marzo 2015 la campagna Eutanasia legale, ha “aiutato 233 persone a mettersi in contatto con i centri svizzeri per il suicidio assistito”

In una recente testimonianza , Mina Welby ricorda il marito e la sua vita con lui.
Le difficoltà di ogni giorno sempre più gravi e il silenzio assenza di chi avrebbe potuto ‘aiutarli’. Nel link di seguito l’intervento video ( Fonte,Radio radicale ) nel Vasto nel convegno “Fine vita, il diritto di scegliere” promosso dal Partito socialista italiano (GABRIELE BARISANO segretario di Chieti e alla presenza dell’Onorevole PIA ELDA LOCATELLI, deputato (MISTO – PARTITO SOCIALISTA ITALIANO (PSI) – LIBERALI PER L’ITALIA (PLI) – MARIA AMATO, deputato (PARTITO DEMOCRATICO)Membro della XII Commissione (Affari Sociali) della Camera dei Deputati, che hanno firmato la nuova proposta di Legge insieme ad altri, presenti nel “Testo dei pareri”

La legge sul biotestamento approderà alla Camera il 13 marzo, una settimana dopo la prima data ipotizzata, cioè il il 6 marzo. La data è stata confermata dai capigruppo, dopo la riunione a Montecitorio. Un’accelerazione decisiva è stata data dal caso di Dj Fabo. Il testo, secondo quanto afferma la relatrice Donata Lenzi (Pd), rimasto invariato rispetto a quello già noto.

IL RUOLO DELL’UE
In questo campo, l’Europa può fare poco: “La competenza nazionale è esclusiva, ogni Paese regola la materia da sé. E’ un tema dove la coscienza del diritto di scegliere dovrebbe includere anche questo, difficile ma che al tempo stesso lascia la libertà a chi per opinioni diverse o in base al proprio Credo voglia non prenderla in considerazione .

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Estratti a ‘sorte’..

Ce le cantano e ce le suonano..

Dalla musica del panorama Sanremese, da sempre a rappresentare il nazional popolare (e non solo), torna prepotente l’ode alla vita, ‘benedetta’ per dirlo con le parole di Fiorella Mannoia. Non mancano le risposte, ironiche e divertenti nel testo di Occidentali’s Karma, di Francesco Gabbani, il vincitore, che si insinuano tra i perché di ogni giorno.
Mancanze di  tempo, la ricerca dello stesso e non averne mai a sufficienza, sembra un ritornello del quotidiano di ognuno, diventato ‘termometro’ di una condizione sociale.
La nostra, di questi ultimi anni, tutta italiana.

Siamo disponibili a guardare le novità di vestiti e tendenze, poco importa se saranno scomode o deleterie per la nostra salute.
Siamo pronti a perdere il de minimis della civilizzazione intesa come rispetto alla minima opposizione in vista.
Obsoleta è la parola, attesa,  posizionata al primo posto insieme alla frenetica ossessione di correre. Dove, perché? Non c’è risposta che tenga, tutto è diventato ‘urgenza’.

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Il qui e ora, regna sovrano dentro una ‘scatola di 24 ore’ che dovrebbe poter contenere spazi per respiri lunghi, concentrazione, ascolto, attesa e tra parentesi la parola ‘desiderare’.
Non c’è più tempo per desiderare un nuovo frutto da assaporare nella giusta stagione, né il tempo per lasciar maturare un sogno, una aspettativa, un amore, il raggiungere un luogo, il tempo del mare, della montagna, del sole.

L’apparenza dell’apparire, sopra una giacca, un abito con dentro un corpo che via via scompare divenendo copia dello scheletro lasciato negli armadi.
Vale anche per il sovrappeso e le giacche resistenti ai gradi sottozero, il risultato finale non cambia.

Ce le cantano e ce le suonano, scegliendo accuratamente testi.
I musicisti colgono l’attimo e le quantità perdute di sensazioni, emozioni e dolori sparsi. Provano a modo loro a restituirci la concentrazione necessaria affinché tra un ritornello orecchiabile e l’altro ci si possa ‘fermare’ per lasciar entrare qualche domanda da rivolgerci allo specchio.

Tenco, De Andrè, Battisti, Pino Daniele, Dalla, Dalida, Mina,Vanoni e poi i nuovi cantautori, gli artisti stranieri, quelli che gli adolescenti amano tradurre, Bob Dylan con il suo eterno “Blowing in the wind” e moltissime altre hanno avuto un senso. Rappresentare stati d’animo, dove cullarsi e riconoscersi, ballare freneticamente per smaltire adrenalina in circolo, abbracciarsi dentro le note di musica in grado di rapirci.

Una cura, avremmo bisogno di una cura. Non lasciarsi portare via, senza uno scopo, una ragione o un motivo troppo sbiadito. Prenderci il tempo delle pellicole nelle camere oscure di lasciar fuori uscire i colori.
Questo tempo bianco e nero, troppo astratto ha bisogno di un libro, di riposo, di noia, di approfondire un sogno, di raggiungere a piccoli passi un desiderio. Corriamo, sì. Corriamo il rischio di non sapere cos’è un traguardo se non abbiamo il tempo di ‘assaggiarlo’ per la smania di passare velocemente a quello che sembra il successivo.

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Siamo davvero ‘scimmie nude pronte a rialzarci’..come scrive Desmond Morris e canta Gabbani? Occidentali ‘senza peli sulla pelle’ e speriamo senza, anche sulla lingua, nel senso di ribellarci finalmente per qualcosa che valga.

http://iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it/ce-le-cantano-e-ce-le-suonano/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

Special Olympics, Felicità è partecipazione

Hanno cominciato nelle “vasche” in una piccola struttura della piscina comunale della loro città. Sono  tre campioni, Luigi Daccò, Ylenia Cirullo e Paola Giorgetta.

Nella gara, “Play the Games” organizzata da Special Olympics hanno avuto, tutti insieme, cinque medaglie d’oro e due d’argento.

La loro allenatrice Stefania De Felice è orgogliosa e fiera di questi risultati sorprendenti e allo stesso tempo attesi dagli atleti:

Luigi Daccò,  tre medaglie d’oro, una 100 mt dorso, 25 mt stile libero e nei 25 mt dorso, Ylenia Cirullo con due medaglie d’oro nei 100 mt dorso e nei 25 stile libero, si conferma Paola Giorgetta con due medaglie d’argento nei 25 e 50 stile libero (già oro ai mondiali di Los Angeles).

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Special Olympics nasceva moltissimi anni fa, quando la famiglia Kennedy, tra tanti figli viveva l’esperienza della disabilità di uno di loro. Partì in questo modo la proposta di far ‘uscire’ i ragazzi costretti negli istituti per introdurli allo sport, carta vincente per una inclusione e partecipazione alla vita sociale.

Da allora in poi oltre che negli Stati Uniti, Special Olympics è diventata presente in tutto il mondo con risultati meravigliosi e soprattutto rivolti a tutti, dando opportunità  alle esigenze di ognuno, anche nelle gravissime disabilità.

Non sono nuovi a salire sul podio, questi atleti, vincitori  già campioni, come Paola Giorgetta, che ha conquistato l’ oro ai mondiali di Los Angeles per i 25 metri dorso e altre medaglie per lo stile libero.

Chiedo alla loro istruttrice, Stefania De Felice :

Cosa si prova a vivere emozioni così forti e come si comprendono le capacità dei ragazzi?

Gareggiano tutti a seconda delle proprie possibilità, superandole, questo accade in Special Olympics e questo lo fa anche la FISDIR e la FINP, senza escludere mai nessuno.
Vivo con loro gli allenamenti, intuisco la determinazione, la volontà, la forza che impiegano, la gioia e la passione per questo sport.  Essere con loro, incitarli, gridare ed esultare, partecipare attivamente anima e corpo e quando le loro mani “ toccano il bordo , è il segnale  del superamento e della conquista.

Atleti in tour, Biella, Venezia, Viterbo, La Spezia. Siete pronti per continuare? Certo! E’ la prima in coro.

Una domanda rivolta ai genitori di questi giovani atleti: Quanto è importante esserci, partecipare per voi genitori?

E’ molto importante coinvolgersi, essere parte di un gruppo forte, composto da genitori e figli che vivono la gioia, la festa di esserci tutti insieme, senza alcuna esclusione, senza nostra figlia non avremmo girato  il mondo…

http://iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it/special-olympics-la-felicita-e-partecipazione/