Spazio residuo

Sono poche e rare le parole che non ho detto. Non quando vicina vicina ho ascoltato pensieri, emozioni, stati d’animo e sconforto. Non quando ho scelto l’ironia per condividere un sorriso, una risata piena.

Sono poche e rare le emozioni che non ho spiegato, centellinando in immagini le parole, come un collage di colori, di smisurata finta distrazione, ero lì a cercare un’invenzione.

Sono poche e rare le azioni dove non ho camminato, passeggiato, preso la rincorsa su una scala a chiocciola saltellando su scalini troppo stretti e vicini..inventando un ritmo nuovo ogni volta.

Sono poche e rare le distrazioni ad essere aderente, pelle con la pelle, battito con il battito, anche quando divenuto tachicardico nel seguirti, nell’arrestarmi all’improvviso.

Sono state poche e rare le omissioni, le assenze. Gli spazi mancati, gli abbracci non dati inviati a raggiungerti dentro il tormento, parlavano piano di sole di pioggia e di vento. Capelli caduti sul viso a rincorrere il pianto o la delizia di un peccato gelato.

E non esiste spazio residuo che io possa cercare quando ho smesso di amare.

(ad un’amica)

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“Cosa ci faccio..qui ? “

La domanda continuava a ripetersi, a girarle nella testa appena si fermava un attimo.
“Cosa ci faccio qui ? ” E non era un posto o un luogo, non era in vacanza Anna.
Forse ne avrebbe avuto bisogno, di passeggiare nel bosco camminando sullo scricchiolio delle foglie, tra i rami filtrati dal sole, o magari arresa su un lettino  senza più pensieri in testa. Trovare la possibilità di isolarsi tanto da non avere più pensieri.

Domande sui perché di quelle vite talmente prive di senso da essere piene del nulla tangibile, composto da rituali, abitudini e “cose”, tante “cose” da impilare una sull’altra e da poterle guardare come la Torre di Babele. Un habitat dove con la propria lingua, si diventa incapaci di traduzioni, estrema negazione al sentire, percepire, accogliere, donare senza un baratto.

Malinconica sera arrivata troppo in fretta, da  non fare in tempo a vedere il sole tramontare, il freddo arrivare. Solo la pelle che diventa un fastidioso sensore che rumorosamente avverte che un segnale di pericolo è in arrivo.

Fidarsi, dei polpastrelli veloci sulle tastiere, della musica stonata che il corpo respinge, di una emozione in circolo che stringe le pareti dello stomaco come un canovaccio da strizzare. Grondante..

“Cosa ci faccio qui ? ” disse Anna, respirando fino in fondo. Tutto il dolore di non appartenere ora era dentro le sue braccia. Vuote.

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