Con meno dolore

Un filo conduttore. Corrente che va via, lasciando la pelle attraversata da brividi nel  silenzio di un corpo che non si muove, per non sentire.
Vaga, con circospezione tra frasi ad effetto e ironie, allegria di sorrisi che stridono come chiodi sulle lavagne di scuola. Si perde nei labirinti con strade senza uscita.

Stampato nell’emergenza di conoscere quale spazio abbiamo nei pensieri di chi amiamo,
di chi abbiamo abbracciato, pelle sulla pelle, respiro dentro il respiro, ansiogeno elemento tradotto in adrenalina che ci fa camminare saltando ostacoli, affidandoci a noi stessi, per poter continuare a credere.

Custodire un dolore è cullarlo piano, vestirlo per il freddo che incalza e soffiarci sopra quando aumenta la temperatura..
Sciogliere nodi dei marinai col mare in tempesta, riprendere vele impazzite, diluire grumi di crema pasticcera mentre tenta di impazzire…

Lasciarlo raffreddare, stenderlo ed accarezzarlo con un cucchiaio, portarlo alla bocca ed assaggiarlo alla giusta temperatura.
Scottarsi, anestetizza privandoci della parte migliore,
solo quello che resta.

E’, al di la, del passato e del trapassato remoto, nel profumo diffuso sui vestiti, nelle viscere e nell’alito. Nel bacio.
Spogliato, di veli, di coltri ingombranti, di feroci tormenti, dentro posizioni ancestrali, ginocchia raccolte, carezze lasciate a metà, eco di parole..

Ci sono gioielli che non hanno acquistato e  fiori che hanno comprato.
Sul seno, riavvolto dal tempo, il fluire fa posto al nuovo sentire.

Con meno dolore.

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