Per dieci minuti Chiara Gamberale, Feltrinelli

Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l’hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.

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Granelli di memoria

Spogliarsi lentamente per immergersi nell’acqua. Il bagno caldo, la luce tenue.
Lasciando scivolare la schiuma che copre a tratti, come brevi banchi di nebbia.
Copre e annusa il corpo. Immobile. Arreso al bisogno di lavare via la stanchezza,
in un rituale che ogni volta ha qualcosa di nuovo.
Strofinarsi desiderando cellule morte in grado di andare via in fila indiana dalla più piccola
alla più grande.
Cicatrici ricordano vite arrivate, momenti sospesi. La pelle dentro altra pelle.
Il respiro immerso in un altro come i biscotti nel caffè, presi al volo per non perderne neanche un po’.
Le cadute libere dai rami con l’odore di resina nelle narici.
Le mani impiastricciate, come l’olio che ora sui pori si ferma condensandosi in un rivolo.
La nuca e le spalle ascoltano il buio degli occhi socchiusi.
Anna ora era completamente detersa, aveva creato una pellicola tra lei e l’esterno. La musica le stava
tenendo compagnia insieme all’arrendersi, alle ginocchia, poco fuori dall’acqua.
Ricordava in modo velato gli ultimi giorni trascorsi a correre tra cose, persone, sensazioni, urgenze, orari di un cronometro compulsivo, ogni ora in più aveva un nome da cancellare, una cosa evasa, un pacchetto
pensato e scelto. Un nome, una faccia, un’espressione buffa..
Non si era accorta dell’arrivo di Max, lo vide improvvisamente entrare in bagno con un’aria sorridente e fiera con
in mano un pacchetto.
Lasciandola guardare, tolse la carta regalo. Una bottiglia comune con dentro dei sali da bagno, l’aprì
e lasciò scenderne una parte nell’acqua. Diventarono rosa, sciogliendosi, erano piccoli sassi rosa..
Identici alla ghiaia che Anna ricordava da sempre raccontando le sue vacanze al mare da bambina. Avevano perfino lo stesso
antico profumo.
Sorrise Anna, nei suoi capelli raccolti in modo scomposto. Sorrise raccogliendoli per annusarli meglio.
Ci sono regali introvabili. Come un respiro immerso in un altro.
Granelli di memoria con lo stesso profumo..pensò.

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ClownT – una sitcom fatta “per bene”

la prima sitcom realizzata sulla Clown terapia, con il contributo di Patch Adams. Tutto per beneficenza.

Da qualche tempo sul web e sui social capita di imbattersi sull’ashtag #clownT.
Incuriositi, abbiamo provato a chiedere qualcosa in merito a Fabrizio Mineo, attore e responsabile per Rec-Volution di questo progetto. È venuta fuori una intervista in cui si è rivelato un progetto interessantissimo e originale, che si avvale della collaborazione di moltissimi attori che hanno aderito al progetto per beneficenza e con la supervisione, addirittura, del celebre Patch Adams. Il padre della Clownterapia.

Cosa è Clown T.?
CLOWN T. è un progetto audiovisivo originale, prodotto da Cineama in collaborazione con Rec-Volution Lab.
Originale per tema, perché è la prima volta che in Italia si affronta la Clown Terapia nella sua fattispecie, grazie alla consulenza di veri Clown Dottori dell’ANTAS onlus (Associazione Nazionale Terapie Alternative e Solidali) e con la guida di Patch Adams, inventore di questo nobile servizio, che viene aggiornato costantemente sugli sviluppi del progetto.
Il giorno che l’ho conosciuto, dopo avergli parlato del progetto le sue prime parole sono state “Bello, ma Vi prego… raccontate chi è DAVVERO il Clown Dottore!”.
Originale per formato, nato da un’idea dei giovani registi Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga come format tipicamente americano, ovvero puntate per la TV da 20 minuti, sullo stile delle fortunate serie “Scrubs” e “Modern Family”, e parallelamente sviluppato anche in formati più brevi meglio fruibili sul web.
Lo scopo non sarà solo quello di intrattenere lo spettatore ma soprattutto di sensibilizzarlo, in particolar modo quello più giovane, alla clownterapia che purtroppo ancora oggi risulta troppo poco conosciuta.
Nelle nostre intenzioni il target di riferimento sarà il più ampio possibile, ma strizzeremo l’occhio in particolare a spettatori tra i 15 e i 35 anni oltre che a tutte quelle persone sensibilizzate al tema, utilizzando appunto il linguaggio tipico delle moderne serie e sit-com di maggior successo per il pubblico più giovane.

Cosa puoi raccontarci della storia?
CLOWN T. racconta la storia di tre giovani clown dottori volontari e del mondo ospedaliero in cui si muovono, tra pazienti più o meno giovani e pittoreschi operatori sanitari.
Greta (Elena Misiti), è una giovane laureanda in medicina incuriosita dalle terapie alternative e solidali che si affiderà all’esperienza di Damiano (Marco Arata) e Teodoro (Stefano Cavanna), due trentenni che nel tempo libero si dedicano come volontari al servizio di clownterapia. Tra situazioni a volte amare e a volte ironiche, Greta scoprirà che il servizio di clownterapia è molto più delicato e difficile di quanto poteva immaginare. A coordinare la squadra Silvio (Marco Messeri), amante della goliardia, con un passato da clown di circo, ha deciso di mettere i segreti del suo mestiere a disposizione della clownterapia. Spesso i clown si scontreranno con il Dott. Pierelli (Fabrizio Mineo), che ha fatto della professione la sua filosofia di vita e che affronta il lavoro con estrema serietà adottando atteggiamenti cinici ma realisti. Tutto l’opposto del Dott. Ferrarotti (Lillo) primario sopra le righe che gestisce l’ospedale in maniera molto goliardica.

Tre giovani attori esordienti ma anche nomi prestigiosi.
Oltre ad interpretare il ruolo del Dott. Pierelli, mi sono occupato, per conto di Rec-Volution, di lavorare al cast della serie.
È stato un piacere riscontrare nella quasi totalità dei colleghi contattati la massima disponibilità a collaborare.
Disponibilità che secondo me deriva da tre fattori: uno script veramente divertente e ben scritto dal duo Giacomelli e Giovenga, un tema importante e finora poco affrontato se non per clichè lontani dalla realtà ed il carattere fortemente indipendente del progetto.
Troppo spesso in Italia il termine indipendente viene letto come “senza soldi” o di scarsa qualità, la nostra intenzione è invece quella di realizzare un prodotto di alta qualità, seppur low budget, che rispetti la dignità lavorativa di tutto il cast impiegato, sia artistico che tecnico.
Insomma nessuno comprerà casa grazie a CLOWN T., ma nessuno lavorerà gratis, come troppo spesso accade ai giovani artisti negli ultimi tempi.
Per tornare al cast comunque posso nominare (e ringraziare di vero cuore!) chi ad oggi ha aderito al progetto: Lillo & Greg, Giulio Scarpati, Renato Scarpa, Marco Messeri, Lina Bernardi, Emanuel Bevilacqua, Lorenzo Lucchi, Stefano Natale e Franco Trevisi. Ma altri nomi si aggiungeranno a breve!
Un altro doveroso ringraziamento voglio rivolgerlo all’ADO (Associazione Dipendenti Ospedalieri), all’Ospedale SS. Trinità di Sora ed a tutta l’ASL di Frosinone, per l’apporto logistico che ci stanno fornendo.

Insomma la curiosità su #ClownT è cresciuta, quando potremo vedere i primi episodi?
Bella domanda. Spero entro il 2014.
Ad oggi abbiamo realizzato un episodio pilota che ci servirà come presentazione del progetto in fase di ricerca fondi.
Abbiamo intavolato delle trattative con alcuni finanziatori ma è prematuro poter azzardare la data del primo ciak ed ancor più difficile quella della prima messa in onda. Tutto dipenderà da quando riusciremo ad avere la copertura finanziaria.
Nel frattempo è possibile gustarsi delle video pillole dell’emozionante incontro avuto con Patch Adams sul sito ufficiale della serie www.clownT.it, ed iscriversi alla pagina Facebook ClownT. per rimanere aggiornati sugli sviluppi futuri.

Per non continuare..

Ma cosa me ne frega in fondo di continuare ad essere quella che sono ? Sembrava un ritornello sterile che continuava a girarle per la testa. Anna si muoveva in modo lento, quasi a riprendere fili persi di una tessitura che tornava irrimediabilmente indietro. Come le maglie di lana lavate male e ridotte a metà, stoppose e rigide.
Una vita spesa e troppo spesso (s)venduta entrando nei disegni elementari, si proprio quelli da colorare, dove ognuno decide istintivamente che colore dare al cielo, al sole, al mare, al prato.
Quelli col fumo che esce dal camino, che gli ‘ologi’ ti spiegano dicendo che nella tua natura c’è il calore umano…
Di tanto calore era stata l’essenza di Anna, senza ‘contrattualizzazione’ si era affidata, credendo nella buona fede altrui.
Aveva anche pensato, che ‘amare’ non è un ritorno del gusto, ma un lasciarsi andare al vivere con coscienza ed incoscienza in  un sentimento. Che non aveva bisogno di un ‘posto’ poichè diventa aderente alla pelle, al sentire, al dare, annidato dentro il sudore e la saliva, cresce e nutre, improvvisa e programma, evapora in endorfine nel microcircolo della non ragione per distribuirsi dove i pensieri diventano moti spontanei.
Inconsistente idea, lacerata, strappata più volte da razionali risposte e fatti a dimostrare il contrario.
Ora i livelli erano cresciuti, come gli strati di torta spalmati di crema e cioccolata e per finire la panna.
Anche la ciliegina sulla torta a difendere il gesto infantile di intingere un dito e portarlo alla bocca.
No, non si poteva.
Esistono umani cresciuti a ‘strati’ che sanno diventare tante cose insieme. Frammentate tra loro ed in antitesi.
Pudiche donne snob col veleno spruzzato tra i capelli, come un profumo. Altre losche figure ad alto impatto rigenerante quando seduti su un morbido divano si propongono in show, e la Penelope che si trascina una coperta mai finita da rammendare nell’illusione di rimettere il puzzle a posto…E uomini, di pasta sfoglia, briseè, frolla, farciti di tutto e di niente. Di arroganza e presunzione, di folto bosco di denaro tintinnante per i seguaci del nulla, comprati.
Accontentarsi. Ecco, Anna doveva imparare a non spalancare finestre, aprire porte, scoprire orizzonti.
Generare l’illusione che esiste un perchè emotivo, un sentimento fluido che scorre senza incontrare coaguli.
Come un olio travasato nel motore dell’auto, fece scendere l’ultimo granello di polvere appoggiato sul cuore, indossò una corazza chiudendola dall’interno a più mandate.
Senza respirare. Senza sentire lo sterno sollevarsi. Senza sentire il suo seno. Senza ascoltarsi.Per non continuare ..

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Sacche di resistenza

SACCHE DI RESISTENZA

L’ultima che ho visto stava come un neo, tra le cosce cellulitiche formate da due tangenziali che si incrociavano. Un lumicino che sembrava essere l’ultima guardia di una memoria che non apparterrà ai nostri figli. Una piccola bottega, col bancone dei salumi, i detersivi agli scaffali. Ai fianchi due centri commerciali e Ikea, che sembravano velociraptor che si avvicinano suadenti e crudeli verso la preda e la mettevano all’angolo.
Di queste botteghe, ne vedo sempre meno. Resistono nei centri storici, sembrano quasi volersi nascondere, per paura della pulizia etnica che subirebbero dal primo vicino ipermercato.

Mi piace pensare che rimangano aperte quasi a farci un favore. Ci ricordano che siamo stati bambini, acquirenti con fari abbaglianti al posto degli occhi, quando avevamo in mano il bastevole per un ricco panino e una gomma da masticare, col tatuaggio da fare sputandoci sopra e strofinandolo sulla pelle.
Erano la nostra sala premiazioni, quando per la partita a pallone, contro gli abitanti del condominio accanto, si metteva in palio una gazzosa, da più grandi e temerari, una birra Messina.
Negozi tedofori, custodi delle ultime amicizie di quartiere, prima che tutto venisse inghiottito da questa bestemmia frenetica che chiamiamo vita. Mi ricordo del mio “tè delle cinque”, una parentesi fortemente etilica della giornata che dividevo con il mio migliore amico. Birre, o vino, comprate in fretta e consumate filosofeggiando su vita e donne. Più sulle seconde che sulla prima, a dire il vero.

Il mio migliore amico. Che non ha resistito al tempo, lui sì era da “conversarci preferibilmente entro…”, come le etichette delle scadenze sui cibi. Primi fautori del pagamento ritardato. Bastava dire “segna, che poi passo”, per veder tirare fuori un quadernone appuntato di cifre con matita grezza. Magari salvano ancora qualche vita, dando da mangiare a gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese, se non potesse far debiti. Magari alcune resistono perchè sono riuscite a darsi un tono, praticano prezzi da orafi, perchè puntano sull’ultimo feudo della qualità non dozzinale. Passeranno, forse no. Forse ce la faranno. Come Leonida, che pensava di poter resistere all’orda Persiana con i suoi 300 soldati. Non voleva essere spazzato via.

Sono le ultime sacche di resistenza, della nostra memoria, del nostro essere stati con occhi curiosi. Abbiamo guardato anche noi il mondo con stupore gratuito. Che non ci sarà restituito. Combattono anche per noi. Per farci ricordare, che ci siamo voluti più bene di adesso.

 

beneficiodinventario.blogspot.it/2013/12/sacche-di-resistenza_7.html

Ti aspetto..

Si, la scrivo,  anche quest’anno..Caro Babbo Natale,
vorrei tu portassi a prendersi cura dei malati qualcuno che è guarito,
dei detenuti qualcuno che in passato ha sbagliato,
a ‘giudicare’ le Persone, umani autonomi nei pensieri.
Vorrei che negli ospedali e nei centri di accoglienza regnasse  il dono del sorriso,
Vorrei vedere i dimenticati dal mondo accolti nelle tavole in festa
Vorrei Donne meno spaventate, umiliate, violate
Vorrei Uomini meno soli, sostenuti, compresi
Vorrei Bambini vivere l’infanzia, senza più malattie a tenerli fermi..
Vorrei Adulti  privi di conflitto di interesse decidere per altri
Vorrei territori puliti per i bambini di domani
Vorrei che spiegassi che gioielli, lusso e gli status symbol rendono “felici” il tempo di ingannare l’adrenalina e che un bacio, un abbraccio sono per sempre,
Vorrei un cortometraggio della vita di ognuno a farci ricordare ciò che è importante, che resterà in noi e dopo di noi tra i ricordi di chi abbiamo amato,
e Vorrei cancellare le ipocrisie, le scuse per non agire di chi potrebbe
migliorare qualcosa e non lo fa.
Scendi dal camino ? Io ti aspetto…babbo natale

Figli

Ho rincorso nuvole rosa
per rapire il loro contorno
piccoli cuccioli
hanno fatto festa
girotondi e cori
mani in attesa
e fiori e colori
Figli
dentro fiato
che ancora sussulta
gioire al sereno risveglio
placando il mio sonno
al tramonto
di luna ardente e leggera
è la sera
di sole caldo e avvolgente
il nuovo mattino
Sarò stella
e voi tutto il mio cielo

 

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