Guarda “Little Person – Jon Brion” su YouTube

Little Person – Jon Brion: http://youtu.be/vKQqxt7xd20

Patrizia Angelozzi

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Guarda “Mortali Immortali” su YouTube

Mortali Immortali: http://youtu.be/eWyjowFoNys
MORTALI IMMORTALI – esposizione collettiva temporanea di ACME Milano (Accademia di belle arti europea dei media) ovvero, l’Arte come eternità…

Patrizia Angelozzi

Game over

La puoi toccare, ascoltare.  Guardarla mentre si muove sapendo di essere guardata.
Tutto dentro un video ed una tastiera dove parole brevi e ridicole scorrono per lenire assenze di carne e di sensi veri, spariti,allontanati,evitati,smarriti.
La routine ordinaria e fredda, arida e schernita da un tempo che non è mai stato ora è corrimano freddo di scalini tutti uguali. Potresti farli ad occhi chiusi. Sarebbe lo stesso. Nessun sussulto o fremito di gioia.
Apparente benessere di una casa sempre uguale,  di abitudini ordinarie e tavole coi fiocchi e strenne, cartoline e regali su richiesta per paura di non soddisfare…
Il rigore di scegliere corpi pre confezionati ..gli uomini rispondono a stimoli visivi,dicono..e spesso non bastano più.  Occorrono integratori per ingannarsi da soli.
Fastidiosa presenza che resta su un monitor a fine corsa, al filo del telefono,  in chat e peggio di fianco ad un letto o divano improvvisamente estraneo ad usi e costumi.
Necessaria l’acqua che scorre e deterge, lava,scava,consuma,consuma,cancella…mentre il respiro implora attraverso il cuore, di respirare ancora. Con il torace sollevato e le mani protese.
Ad occhi chiusi per seguire il profumo di un sogno…da toccare,stringere,carezzare..con mano.

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Patrizia Angelozzi

Lucilla Serafino “dentro forza e passione”

L’ innato dono per l’Arte inizia con
il manifestarsi attraverso la pittura in forme espressive che contengono emozioni e stati d’animo. 
Nelle sue sculture la forma trova
spazio, dal quale proviene il respiro, l’alito, la parola. Dialogo aperto tra l’opera e chi la contempla o si lascia portare dentro le viscere tra argilla, smalti, pieghe e colori.
Il bianco, a definire il candore da trattenere, il rosso, guance, labbra sensuali anche sulle figure maschili a sottolineare l’ambiguità, il femminile nell’uomo. il nero, la parte oscura,
il blu, la libertà, dai colori pastello ai dominanti, un viaggio.
Maschere, doppie verità, parti oscure, rivelazioni dell’inconscio.
Il tocco è delicato e fiero quello di
Lucilla, dentro forza e passione,
desiderio di  svelare e aprire varchi, lenire ferite metaforiche e vestirle di colori, il suo mondo creativo è proteso, come le sue impronte a significare mani che si intrecciano, che lavorano
incessantemente anche quando ferme.
E’ la forza di un’anima che seduce,
rapisce e conduce in un mondo
suggestivo affascinante, dove la
delicatezza e l’audacia si incontrano mescolandosi, fondendosi per dare vita ed esprimerla anche attraverso un
dettaglio, come le bocche protese in attesa di essere dissetate e le feritoie e gli spazi, auspicati voli  di libertà.

Tra le opere, 
“DisuMano”,  violenza sulle donne
“Evasioni”, pensieri alati
“L’Incognito”, animalità sensuale

Lucilla Serafino nasce a Gualdo Tadino e  si trasferisce a Termoli in giovane età. 
I suoi studi artistici all’Istituto Statale d’Arte di Vasto,  all’Accademia delle Belle Arti di Roma e il diploma in scenografia sono solo l’inizio di un percorso per le sue espressioni di
creatività.
Vive a Vasto, il suo studio e spazio
espositivo è in C.so Dante 
Info e approfondimenti: 
leceramichedilucilla.blogspot.it

Patrizia Angelozzi

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Evasioni, pensieri alati

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DisuMano, violenza sulle donne

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L’incognito, animalita’ sensuale

Foto e realizzazione grafica
Pino Rosini ComunicArt
pinorosini.wordpress.com

Patrizia Angelozzi

A piccole dosi..

Si inizia lentamente, facendo attenzione all’approvazione. I gesti di assenso, di rifiuto di meraviglia e stupore per le nuove scoperte.
Assaggiare cibi nuovi, profumi nascosti e palesi. Mimetizzati tra la pelle e il palato.
Profumiamo di nuovo  con le endorfine sciolte tra le labbra ed i denti.
A piccole dosi. Non si può ingurgitare l’amore. Va centellinato. È conquista.
Lievita piano, ha bisogno di quiete e riposo, di mani decise e lievi a carezzarne l’impasto. Senza correnti a destarne il risveglio, senza troppa luce a mistificarne ombre e rossori.
Un boccone dopo l’altro…carne cruda lavorata da mani dedite. Piatti ricolmi di metafore per esaltare sapori da deglutire piano.
Come una passeggiata nel bosco con la necessità di correre, infine, liberandosi degli ultimi strati di tessuto, per bagnare la pelle nell’acqua. Chiara e fresca per stemperare e ricominciare a desiderare. È nudo lo stato di appagante bellezza.
Come cedere al sonno e attendere un’alba che rinasca dalla schiena inarcata al cuore in un brivido di evanescente sudore.
Saliva che mescola piano e avidamente dimentica il tempo, perché non c’è più tempo per attendere. Nutrirsi.

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Patrizia Angelozzi

Senza indugi

A spasso senza fare chiasso e dentro un film, dentro le pagine di un libro o con le dita impegnate a liberare parole tenute, trattenute.
Come quando piove piano piano e forte forte e il vento mi attraversa lasciando attaccate alle ossa le carezze tenute sottochiave,nascoste.
Imparare a dormire nuda tra le lenzuola e in un’ alba respirare i sogni che non avevo osato.
Fotogrammi e smorfie sotto l’acqua  ad occhi aperti.
Buongiorno piano e forte come un eco sussurrato. È ancora buio,aspetto il chiarore del cielo.
Indugiare e ricomporre sospiri.
Accarezzo capelli come si fa per celare.
Siamo fatti di desideri. In bianco e nero, svuocati, a matita, a colori e in negativo. Ogni tanto esco dalla  memoria fissa e corro a riprendermi gli istanti. Senza indugi.

Ritagli

L’alibi di insinuarsi nelle vite altrui per vicinanza, spesso è solo un modo per rammendare la propria.
Anna come Penelope lo sapeva bene, nel suo tessere e disfare, che era un aspettare. Forse, in cuor suo, aveva smarrito anche il cosa, il chi. Era senza quando.
Uno stato bulimico emotivo la trovava ad aprire porte, a sorridere, a condividere empatie nelle quali credeva fino ad un minuto prima di spogliarsi veramente.
Senza il coraggio di guardare le proprie ferite.
Non aveva tempo per assaporare persone o situazioni …meglio un trangugiare ossessivo.
Una groviera con tanti buchi per un po’ di ossigeno mentre rinunciava a sporgersi.
Perfino la muffa che lentamente invadeva e la uccideva aveva un perché.
Nelle segrete stanze non ci entrava, non c’erano specchi.
Solo piccoli segreti nascosti nelle cavità ventricolari che ogni tanto, in momenti inaspettati saltavano fuori, come capelli scappati dal loro intreccio.
Raggiungendola,trovavano ruvida pelle d’oca su braccia virili e sorrisi inebetiti dell’uomo che l’aveva avuta.
Il ricomporsi dell’urgenza era la stessa che le aveva urlato di voler esistere ancora. Ora, era su un soffice divano. Arresa nella femminile figura, appesa ad uno schema, una tabella, una marcia.
Senza sapere quanti “ritagli” e capelli sfuggenti avevano trovato posto nel ventricolo che batte fuori orario …di un torace sollevato piano. A contenere.

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Patrizia Angelozzi

A nervi scoperti

È un attimo. La frazione. Un secondo.
Per anni e mesi dimenticati, annullati in uno scantinato, nervi scoperti, cicatrici rosse, protette dall’aria, ora sussultano.
Vivo, soffro, annuso,respiro,rimuovo,rinnovo,esploro.
Dipingo nuove stanze, ombre allungate e contorni netti.
Potrei ringraziare il vento per aver sollevato i vestiti. Dentro particelle di nettare e succo che scivolano piano, vivo nuda.

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Patrizia Angelozzi

Unknow words

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Ci sono parole che non conosco.
Rimbalzano sui sussulti del mio derma.
Ci sono silenzi come aghi di pino, con dentro la resina.
Incollata,resta sulle mani.
Impiastricciati capelli e lieve sole
Scioglie catenelle di pianto liberate.
Schiuma soffice e vapore.
Sui vetri disegno soli da vedere domani.
Non si può tradurre tutto.
Unknow words.
In un block notes senza segnapagine.

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Non si possono contare i battiti..

Accada quel che accada, amica mia. Seduta con il tuo cappuccino sgranocchi un cornetto al miele, le mani si muovono piano quasi ad attutire.  Mi avevi raccontato con gli occhi lucidi e una ritrovata bellezza, l’amore.  Un uomo si era avvicinato, tentennante anche lui, forse perché sorpreso per primo, dal suo stesso incontrollabile sentire, verso di te. Sono le empatie, le affinità, le diversità e le similitudini a farci correre e ansimare, a farci avere le gambe tremanti ed un sorriso che si affaccia anche senza motivo. I flash back delle tue espressioni intense che raccontavi mentre eri incapace di finire la tua colazione.  Si dice che l’amore toglie l’appetito, eri dimagrita ed addosso avevi una luce che ti girava intorno. Contagiosa la gioia che ti seguiva, come un corteo.
Continuavi a ripetere “è bellissimo sentirsi così.  Non ho mai provato un sentimento così forte, così coinvolgente.  Ci penso continuamente. Dal primo saluto del mattino alla buonanotte.  E la notte lo sogno…”.
Lo stesso accadeva a lui, mentre pian piano provava a spiegarsi senza trovare risposte.  Solo il desiderio,  fortissimo, di vederla, toccarla, sfiorarla ed averla. Portandosi addosso l’odore del sudore, i brividi delle parole e la meraviglia di uno straordinario dono arrivato da chissà dove.
Rientrare nel binario ordinario di vita era stato difficile per entrambi.
Gli sforzi reciproci avevano portato screzi, malintesi, e più l’uno si allontanava per proteggersi più l’altro non capiva e chiedeva di più.
Mentre scivoliamo chiediamo aiuto ed è questo che capitava a te, senza che te ne rendessi conto. Cominciasti a sentirti usata, svuotata e ad intristirti. Le parole non arrivavano a coprire le carezze mancate. Lui era impegnato ad estrarre i sentimenti residui dalla sua miniera e a ricoprirla con pietre e massi…pur di non chiedersi cosa stesse vivendo.
La paura dell’amore è una giostra.
Il problema è che pur saltando giù,  le vertigini le porteremo dentro, insieme ad uno spazio che non si troverà,  per depositare una cartella da archiviare.
Cara amica mia, il tuo corpo fermo ora sogna e solo in quello spazio sei donna senza catene.
Le spalle di quell’uomo le ricorderai, ma ti prego, non odiarlo, non buttare nel cesso ciò che è stato. Ricordalo, sorridi, vivi, ama.
Lavora di meno, guarda il mare, l’alba e il tramonto e respira.
Ogni attimo di vita condivisa davvero resta dentro di noi.
Tu c’eri. Voi eravate e sarete. Tutto il resto non conta. Non si possono contare i battiti…
A “E”.

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