Vita che scorre..

Aveva trascorso la giornata a rincorrere il tempo. Dal primo mattino, pronta. Un abito chiaro, poco trucco, capelli fluenti. Una riunione dopo l’altra, impegni assolti cadenzati dal ritmo delle telefonate, di saluti, di sorrisi incerti, aperti, solari. La pausa pranzo al mare, veloce e gradevolissima con il sole accennato e sorprendente della primavera in arrivo. La voglia di sfilare le scarpe e camminare a piedi nudi nella sabbia l’aveva sorpresa, così si era lasciata andare ed era arrivata fino alla riva gustando l’arrivo delle onde morbide dalla temperatura ancora gelida. Uno sguardo all’orizzonte che in ogni caso, tratteneva interrogativi, attese di cose e persone senza un’idea precisa.
La piccola giacca di pelle sulle spalle di Bianca, con il vento nei capelli, nel vestito e sui piedi ancora freschi di acqua.
Gli impegni del pomeriggio diventarono veloci, il parcheggio in centro risultò facile e una telefonata improvvisa la vide salire su un auto, invece del giro previsto per negozi. Un auto piccola, per girare senza senso e stracolma di sensi. Mostrò le sue scarpe, con il cinturino sulle caviglie a lui che la guardava oltrepassando vestiti e il vento rimasto incastrato addosso a lei. Non riuscire a smettere di ridere, ignorando persone, file, code, folle, luci di macchine e le prime dei negozi e del lungomare. Ridere ancora, con le braccia intrecciate, ridere per la mancanza di spazio e riuscire a trovarsi, ritrovarsi, scovarsi, insinuarsi. La pizza mangiata in fretta davanti al “muretto” di fronte la spiaggia e la pelle che si affacciava ovunque, sulle guance arrossate dalla barba un poco incolta di Enzo, sul collo e sulle spalle di lei. Come a sedici anni, ridere facendo l’amore e sorridersi dentro. Ritrovare spazi lasciati rinchiusi per troppo tempo, dimenticati.
La bellezza della sensualità di cose accennate non dette, annunciate e provate, la sorpresa di desiderarle e sentirle arrivare. Come in un sincronismo perfetto. Si, l’amore è perfetto. Perfino nelle sbavature di rossetto, di un giorno finito troppo presto, di un brivido elettrizzante sulla schiena carico di emozioni e di aria arrivata dal finestrino.
Senza aggiungere spazi superflui. E’ vita che scorre. Ovunque.

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Fortemente voglio

Poi dico che il tempo manca, in parte è vero. Che il tempo scorre troppo velocemente.
Ed è anche così. Ci sono granelli che restano inesorabilmente incastrati nei miei ingranaggi più veri.
Ci saranno piogge, vento e tutto il sole capace di sciogliere a temperature che scaldano, eppure, il tempo che mi resta dentro, è proprio quello che sono riuscita a condividere, dai ricordi rimasti in memoria a tutto il tempo che desidero.
Voglio, fortemente voglio.
Il tempo da incastrare tra le costole ed un respiro, tra un sospiro ed un momento trattenuto.
Fortemente voluto.

clessidra

Voli al femminile

Canzoni svegliano brividi
Emozioni, parole, ricordi
Riportano indietro nel tempo lontano
Bambine e accoccolati pensieri
Teneri amanti immersi in fantasie struggenti
Slacciati i lembi dei freni
Dimenticate inibizioni
E protettive finzioni
Le note raccontano
E le trovano pronte
Ancora una volta
Ad aprire la porta.

Patrizia Angelozzi
Senza virgola senza punto accapo

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Lasciatele in vita..

La memoria delle donne custodisce, racchiude, conserva, ripara, accarezza il raccolto, quanto incontrato, annusato, vissuto, negato, confuso, apprezzato, donato, amato.
Dentro un corpo, una ciocca di capelli, una costola incrinata da una parola dura, nelle labbra tenute tra i denti a lenire il disagio, tra le mani operose e stanche ora arrese sul grembo e lo sguardo che racconta chi sono. Donne.
Dimenticate, dentro fascicoli di burocrazia asettica. Numeri assemblati dove non ascoltare mai la parola “giustizia”:
“non abbiamo prove”, “non c’è il corpo”, “non avevamo capito”, “non aveva mai detto di sentirsi sola, offesa, abusata, picchiata, umiliata..” Finiscono storie di vite, insieme ad altre vite che le hanno messe al mondo, accompagnate, sorrette, prese per mano, accarezzando infantili capelli e braccia, asciugato lacrime, ascoltato filastrocche, seguito un corpo diventare acerbo e poi adulto.
Donne che abbracciano cuccioli e uomini ciechi dentro un contorno che si veste a colori e giudica da una lente appannata, vecchia e stantia. Sporca.Ricordate nei giorni di festa intorno a tavole in fiore. Massacrate fin da piccole affinché non provassero il piacere. Esaltate nel trasudare bellezza per rappresentare, altri.
Usate nelle campagne elettorali per essere senza voce, declinate al femminile per la sola parvenza di una immagine senza sostanza, raccattate per fame e per sete, violentate con paure antiche diventate ogni giorno terrore.
Alimentando corrono, in discesa, in salita. Sostengono carri, audaci guerriere..pronte a morire per salvare una vita.
Lasciatele in vita.

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