Dillo piano..

Dillo piano, si chiama dolore.
Come le ginocchia sbucciate da ragazzi, alza il braccio, lasciati aiutare..
Dillo piano, la fragilità è la forza di dirlo,
mentre scivolare sembra l’unica via..
Dillo piano, mentre c’è qualcuno che non aspetta altro che poterti ascoltare,
magari in silenzio, ma dillo..

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Senza fare altrimenti

Aveva un cuore accartocciato. Fragile da sembrare trasparente. A guardarci bene si poteva vedere il contenuto.  Il funzionare era proporzionale alle carezze ricevute e quelle negate. Sembrava espandersi per accogliere e contrarsi quando veniva evitato. Trascurato.
Depennato dalla frequentazione di altri cuori pulsanti impegnati in sport fino allo spasimo nella competizione verso se stessi. Avarie di cuori che avevano scelto a prescindere di non essere mai invischiati nei “giri” di troppo.
Altri ancora avevano sognato e tentato di entrarvi,alcuni riuscendo avevano respirato piano piano e fortissimo. Toccato apici di piacere che le endorfine del carezzarsi l’anima e la pelle regalano..ma poi, tutto il frastuono li aveva disorientati, spaventati fino a farli scappare per raggiungere ritmi scanditi.
Orologi a rappresentare albe, colazioni,lavoro, tempo libero confinato in audaci e finte evasioni per tornare indietro a rimisurare il tempo. Una gara. Con se stessi e con gli altri.
Ohni tanto passa un cuore nuovo e chi non sa carezzarlo si limita ad annusarlo da lontano per immaginare come in un fumetto un abbraccio,  un bacio o solo uno sguardo.  Nostalgie di battiti.
I cuori trasparenti hanno meccanismi che tutti possono vedere ma non c’è spiegazione ai ritmi improvvisi, alle impennate con perle di sudore sulla fronte,  a mani ruvide di uomini grandi e teneri che tremano un poco.
Il respiro solleva il seno ed il mento, i capelli si spostano e gli occhi sorridono nel sonno.
I cuori trasparenti trattengono. Hanno mille camere con cento finestre ognuna. Hanno porte senza chiavi ed ogni tanto uno stato sismico che li scuote.
Percussioni indigene con le guance colorate e una chitarra acustica mentre cambia il vento.
Un cuore nudo ogni tanto ha freddo e si veste di cartone e di lino,di lana o dentro un grande foulard per non doversi fermare. Non chiedergli mai perché.  Non può fare altrimenti.

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Il baratto ? l’abbiamo considerato…

LE TASSE? Le paghi con il baratto amministrativo…
Barattare i debiti col fisco mettendosi a disposizione del proprio Comune ?
Si può, con lavori socialmente utili. Si chiama baratto amministrativo, è una misura introdotta dallo Sblocca Italia attualmente allo studio di vari Comuni italiani: tra questi figurano già quelli di Guspini, Sardara, Isili e Quartu Sant’Elena, in Sardegna. Chi ha difficoltà a far quadrare i conti potrebbe in questo modo, rendendosi utile per la comunità, saldare i suoi debiti con il Comune sistemando le aree verdi della città, effettuando la manodopera in piazze e strade. Ma anche il recupero di aree e beni immobili inutilizzati.
Secondo quanto stabilito dall’art. 24 della Legge n° 164 del 2014 “i comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare, come detto, la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano.” In base al tipo di intervento, tocca poi al Comune, secondo lo Sblocca Italia, a decidere se ridurre del tutto in parte alcune tasse. Le riduzioni sono concesse “prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute”.

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Traduci la vita con una sola parola?

Nati dalla parte giusta, sbagliata, in pace, in guerra, in crisi, benestanti,  poveri, senza cibo, obesi,  orfani, in famiglia, felici, tristi, disperati, picchiati, gratificanti,  amati, vincitori e vinti in nome dell’amore e di quella che chiamiamo vita. Oggi ho scelto
un’immagine felice da google,  un bambino che bacia il mare.  Che benedica la sua vita e quella degli altri dentro un mondo d’amare.

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Nati al rovescio

Infilare una maglia al rovescio mi permette di conoscerne le cuciture interne. I rammendi. Gli intrecci dello sferruzzare, i punti più stretti e quelli lenti. Sono nata al rovescio, con un percorso visibile e come me,tanti. Siamo quelli stesi al sole capovolti per non sbiadire. In un percorso sensoriale puoi conoscerci ad occhi chiusi. Respirarne i passi, il profumo delle mani che hanno sfiorato il tessuto. Stiamo stretti nei cassetti e negli armadi. Ci si riconosce al tatto. Morbidi ed accoglienti pronti a diventare una seconda pelle. Qualcuno a volte si spaventa. Accade perché è tutto tanto chiaro da chiedersi “dov’è…l’incomprensibile?”. I nati al rovescio.
Potresti “sfilarli”,saprebbero ricominciare,ricostruire, medicando cicatrici.  Sanno di essere un poco scontati agli occhi di chi ama elaborati lavori di pachtwork. Hanno colori ed emozioni, assorbono stati d’animo e non dimenticano carezze. I nati al rovescio..sono nudi fuori e vestiti dentro….
Ogni tanto avrebbero voglia di rifarsi daccapo…Altre accolgono il vento e lo trattengono piano. E ogni tanto provano a spiegare ai “cuciti per bene” che tante asole non servono.
Sanno stare con il rimmel sciolto e la giacca di lana. Sono uomini, donne,bambini.
I nati al rovescio sono zuppi di vita,inzaccherati di fango e di sole,di acqua piovana…

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Perché questo è un uomo

Ho visto un uomo, la mano sulla mano della figlia chiederle ancora una parola, solo una…Ho visto un uomo sorreggersi,  per arrivare fino a lei, e sfiorandole i capelli raccontarle i giorni, le espressioni,le gioie, la forza, l’amore del quotidiano, gli abbracci sulle sue ginocchia.  I primi passi, le risate canterine,  le lacrime, le favole, i proverbi, il dono di ogni giorno come il pane fresco, gli occhi appena socchiusi di Donna. Moglie, Madre. Ho visto un uomo tornare bambino, pregare, per un attimo ancora senza la possibilità di capire. L’ho visto quasi impazzire. Un poco morire. Senza più fiato, lacrime, dolore e inconsapevole candore nel non accettare il silenzio di sua figlia chiuso nelle gelide mani, nel pallore irreale, tra le preghiere dei rosari sommessi.
Con tutta la forza di essere fragile ho visto un uomo. Perché questo è un uomo.

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