Tutto il mondo è Paese

Non ci sono barriere. Il colore della pelle non cambia, come quello degli occhi, dei sorrisi.La voglia di vivere e di superarsi distingue questi Atleti che saltando pregiudizi, isolamento e bullismo, sono protagonisti del loro e del nostro tempo.

In occasione del Forum “On The Margins” ospitato da Special Olympics Europe Eurasia e sostenuto dall’Unione Europea, atleti con disabilità intellettive e relazionali si sono incontrati insieme a quanti, in tutto il mondo, intendono lo sport ‘strumento di inclusione’.
Le luci si sono illuminate alle parole di un giovane proveniente dal Cameroun: Gerald Mballe gli applausi per lui, infiniti, lo hanno reso un simbolo dell’integrazione, dello sport e della visione reale di comunità. Le sue parole: “Quando ero bambino, nel mio Paese, mi chiedevo perché le mamme tenessero in casa i bambini con disabilità, senza trovare mai una risposta. In Italia ho visto gli atleti di Special Olympics ritrovando le mie stesse difficoltà di “straniero”. Un colore diverso della pelle, l’aspetto, una lingua diversa. Ho riconosciuto in loro tutta la mia fatica e la determinazione per ottenere un’opportunità per poter dimostrare il mio talento, così ho scelto di entrare in campo per giocare”.

Una storia che somiglia molto a quella di Filippo Pieretto

Ha vissuto i primi anni di vita rinchiuso in un istituto in Bulgaria mentre gli altri bambini, fuori, conoscevano i giocattoli, gli animali e vivevano in una famiglia normale. Era in un orfanotrofio dove stava insieme a suo fratello gemello Carlo. Dovevano stare attenti ed essere veloci quando veniva l’ora di mangiare perché c’era sempre qualcuno pronto a togliere loro il cibo da sotto il naso. Passavano molto tempo lì dentro senza fare niente. Fino a quando, un giorno, sono arrivati due angeli, come li chiama lui, i suoi genitori, Franco e Salvina. Da allora è come se lui e Carlo fossero venuti al mondo una seconda volta. Hanno scoperto tante cose meravigliose di cui ignoravamo l’esistenza. Tra queste c’è senz’altro Special Olympics.

Sono 7 anni che sono un atleta, prima di allora giocare a calcio è stato sempre un po’ difficile perché non mi passavano mai il pallone, non ero parte della squadra, anzi, a fine partita, mi sentivo anche più solo di prima. Poi è l’arrivo di Special Olympics, dove finalmente sento di essere qualcuno, mi sento importante per gli altri ed ho l’opportunità di fare delle cose incredibili. Nel 2015 sono stato convocato ai Giochi Mondiali Estivi a Los Angeles come titolare. Per la prima volta, proprio io ho rappresentato l’Italia nel calcio a 5, davanti a milioni di spettatori da tutto il mondo, ed è stata un’emozione grandissima. Se mi avessero raccontato la mia storia, anni fa, quando ero piccolo e in quell’istituto, non ci avrei mai creduto, ma proprio i miei genitori e Special Olympics mi hanno insegnato a credere nei sogni. Quando c’è coraggio e determinazione, la stessa che ha avuto Eunice Kennedy nel fondare il nostro Movimento, tutto è possibile, anche vivere in una società pienamente inclusiva”.

 

Gilmour Borg di Malta, 17 anni

Lo sport è una parte molto importante della sua vita. Non solo perché lo fa sentire bene con se stesso e ha successo, ma perché può imparare nuove abilità e incontrare altri atleti. Sente di che poter esprimere i suoi sentimenti e anche usare tutte le mie energie in modo positivo. Lo sport lo aiuta a stare in salute, gli insegna come organizzarsi, stimola l’amicizia e lo facilita nel relazionarsi con altri atleti e le altre persone. Mi insegna anche a rispettare gli altri. Tuttavia, il suo sogno è quello di avere opportunità pari a quelle di altri atleti.

Fa atletica con Special Olympics Malta, dove gareggia nei 100m sprint e nel salto in lungo.
Uno dei suoi ricordi più belli, quando ha gareggiato durante i Giochi Special Olympics a Cipro ad aprile 2016. Ha vinto 3 medaglie. 2 medaglie d’oro a 100 metri e salto in lungo e una medaglia d’argento.
Tutte e tre le medaglie sono state importanti, ma la medaglia d’argento ha significato molto di più delle altre due perché è stata vinta con la staffetta e questo significava che erano una squadra.

Lo sport per me non è solo il successo individuale, ma è principalmente lo sforzo di squadra”
(…) 
Special Olympics è la sua seconda famiglia. La sua seconda vita.
Prima di diventare un atleta la mia vita era un tormento, ero vittima di bullismo a scuola, mi guardavano in modo diverso, e io ero arrabbiato ed ero solito portare tutta la mia rabbia a casa. Posso dire che non ero affatto felice. Odiavo me stesso fino a quando i miei genitori non hanno incontrato Anna ed Elaine. Hanno mostrato loro il programma Special Olympics che mi ha reso la persona che sono oggi. Special Olympics mi ha fatto sentire accettato”.

Luca Lotti, Ministro dello Sport
L’edizione 2018 dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics è in programma dal 4 al 10 giugno tra Montecatini e la Valdinievole. 3000 atleti con disabilità intellettive provenienti da tutta Italia gareggeranno in 20 discipline diverse. Sarà una vera festa, perché questo è il senso profondo dello sport: gioco di squadra, solidarietà, partecipazione senza limiti o barriere. Senza lasciare nessuno indietro.
Sono orgoglioso del lavoro fatto attraverso il Ministero per lo Sport a sostegno di iniziative come questa, e di avere tracciato una strada che dimostra come lo Stato possa essere dalla parte delle persone, soprattutto di quelle che hanno più bisogno.Da parte mia, sarò sempre al fianco di Special Olympics e dello Sport che unisce”.

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