Bellissime si diventa

 

 

Si chiama Chiara Bordi, ha diciotto anni ed è molto bella. A causa di un incidente stradale con il motorino subì l’amputazione di un arto con conseguente protesi. E’ di Tarquinia, una piccola città del Lazio ed era tra le finaliste del concorso più famoso dedicato alla bellezza, “Miss Italia”.

Il web, quello becero e misero, l’ha attaccata. <<Ti votano perché sei storpia>>.
La risposta di Chiara è stata: <<A me mancherà un piede, a te cuore e cervello>>. La commentatrice piena di rabbia e violenza verbale, ha proseguito: <<Fai schifo, vattene a casa e non fare pena agli italiani che ti votano perché sei storpia>>.

Parlare a nome degli italiani non ha senso, a meno di rivestire ruoli pubblici a nome della collettività, e gli italiani, in questo caso sono stati in tantissimi a non essere d’accordo.

E’ nata spontaneamente sul web la difesa a Chiara in favore di una idea di bellezza senza limiti. E’ la prima ragazza a gareggiare in questo storico concorso con una protesi, è forte, coraggiosa e di certo in grado di spronare verso il superamento altre persone che si sentono in difficoltà. <<Voglio far capire a tutti che la vita è sempre bella >> Solare e sorridente ha sfilato a nome di chi vive un problema, a significare il cambiamento.

<<Mi dispiace che ad alcuni sia arrivato il messaggio “votatemi perché sono storpia” e non il “guardatemi, mi manca un piede ma non ho paura di mostrarmi al mondo”.
A me della vittoria non interessa , tantomeno di fare pena. Sto facendo questo per mostrare alle persone ottuse che una ragazza senza un arto può gareggiare alla pari di tutte. Che la diversità non è vincolante e che la vita non si interrompe mai ed è sempre bella. Da un dramma si rinasce e si cresce più forti di prima, tutto sta nel saper reagire».

Chiara Bordi è terza classificata a Miss Italia, ci ha deliziato con la sua splendida fisicità e il sorriso disarmante, requisiti che hanno oltrepassato la passerella, sono arrivati attraverso le emozioni diventate lezioni di vita.

Dopo il concorso, Chiara tornerà nelle scuole con l’Associazione SuperAbile a portare la sua testimonianza, ha già incontrato gli studenti di 17 Istituti nella provincia di Viterbo e Corviale nella periferia di Roma.

Fa la barista part-time specializzata nel ‘caffè-corretto’ e promuove il coraggio.
Prima dell’incidente ha fatto arrampicata, preso il brevetto da sub, ha giocato nella nazionale di sitting-volley e basket in carrozzina, praticato windsurf e snowboard. Il suo primo 10 in matematica lo ha preso mentre era ricoverata all’Ospedale Gemelli di Roma, in terza media.

Quest’anno Miss Italia ha vinto, grazie a Chiara con una 79ma edizione senza limiti.
http://www.peridirittiumani.com/2018/09/18/scritture-al-sociale-bellissime-si-diventa/

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Letture d’Agosto

All’ombra di una spiaggia o di un albero, immersi nel verde della natura o in terrazza, alcuni libri che sto leggendo in queste mie  ‘vacanze’.
Savant di Jon Mirko, un giallo che si sviluppa tra colpi di scena inaspettati, meandri  e intrighi. Lo spessore narrativo nella sua tecnica scorrevole e precisa coinvolge il lettore senza abbandonarlo mai. L’esigenza di proseguire la lettura è sempre ad alta tensione.
Con la pelle ascolto, il ritorno della scrittrice Cristina Mosca che affronta il tema della comunicazione tra due sorelle lontane per diversità, desideri e pensieri. La relazione uomo-donna viene descritta in fotogrammi intimi, dove i desideri lasciati accantonati tornano.
Certi ricordi non tornano di Dario Pontuale, è uno degli scrittori più interessanti del nostro tempo, in questo romanzo la parola ‘resilienza’ si fa concreta e vicina nei contenuti fuori da stereotipi, come dice Paolo Di Paolo nella prefazione.
Vinpeel degli orizzzonti, opera prima di Peppe Millanta,  riceve numerosi premi e grande consenso di pubblico. La chiave favolista di questo romanzo che ha la capacità di portarci in un ‘altrove’ dove tornare a desiderare.

Tra le letture più interessanti che ho incontrato..
Savant, Lupi Editore

SAVANT

Il genere è il giallo psicologico, la storia articolata vede continui colpi di scena.
Hank Russel e Zach Schmulevitz i protagonisti, sono due detective della omicidi dirottati per opposti motivi alla Human law enforcement, l’unità della polizia di New York che si occupa di crimini contro gli animali.
Si imbattono in una indagine che cambierà per sempre il corso delle loro vite. Dall’orrore che si cela dietro la porta della suite 900 del Roosevelt Hotel, alle terre selvagge del Nord Dakota e fino in Texas, si ritroveranno faccia a faccia con un disegno al di là di ogni immaginazione.
Edito nel 2018 a pochi mesi dalla pubblicazione sta ricevendo consenso di pubblico e critica.
Giovanni Jonvalli e Mirco Filistrucchi, con lo pseudonimo di Jon Mirko, eclettici e naturalmente ironici sono impegnati nel tour nazionale di presentazioni mentre lavorano alla prossima novità editoriale.

con la pelle ascolto copertina

Con la pelle ascolto, Ianieri Edizioni
Elena e Alma, sorelle, vivono da sempre un rapporto conflittuale e le loro vite sembrano correre su binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai.  Elena, riflessiva e tenera ha la passione per la pittura e una storia d’amore con Marco, che non vuole avere figli.
Alma passa da un uomo all’altro e trascorre la maggior parte del tempo nelle bigiotterie, quando in modo inatteso resta incinta. Quando ormai sembrano essere rassegnate al silenzio come unica comunicazione tra loro, scopriranno come riuscire ad ‘ascoltarsi’.
Intimista e profondo rivela un quadro generoso dei rapporti umani, delle speranze e delle aspettative, quelle che spesso per mancanza di coraggio ci lasciamo alle spalle.
Cristina Mosca, già giornalista pubblicista . Il suo esordio nella narrativa è nel 2005, con Chissà se verrà alla mia festa (Schena editore, Premio Valerio Gentile) – E donne infreddolite negli scialli e Loro non mi vedono.
Con la pelle ascolto” (Ianieri, 2018) è il suo nuovo romanzo.

certi ricordinon tornano

Certi ricordi non tornano, Carta Canta

La Fortezza è una fabbrica di liquori ormai in disuso, compressa fra il Barrio e il Fiume. Tra i palazzi del quartiere periferico svetta il civico 49, ultimo baluardo di resistenza nei confronti della Panopticon, la società proprietaria dell’impianto che vorrebbe trasformare in un moderno centro commerciale. È qui che Michele, sedici anni, viene sorpreso a scrivere una grossa O con una A all’interno su un muro dell’edificio da Alfiero, un condomino con gli occhiali alla Pertini. “L’inizio è insolitamente conradiano – un uomo cade in mare mentre un’onda si abbatte su una scialuppa. Ma subito una parola incrina, o semplicemente dissona, nell’immagine quasi sovratemporale da romanzo d’avventura di mare. È una parola ipercontemporenea: “resilienza”. Utile a leggere l’intero romanzo come una meditazione narrativa sul tema, o meglio ancora: un racconto lungo in cui lampeggia quel lemma come la chiave di un enigma.” (dalla prefazione di Paolo Di Paolo).

Dario Pontuale, scrittore, saggista e studioso della letteratura otto-novecentesca collabora con diverse riviste di critica letteraria, dedicando il suo impegno alla riscoperta dei classici della letteratura mondiale. Ha curato edizioni di: Stevenson, Conrad, Salgari, London, Svevo, Buzzati, Boito, Pessoa, Musil, Cechov, Puskin, Tolstoj, Maupassant, Zola, Huysmans e Flaubert. Autore dei romanzi: Nessuno ha mai visto decadere l’atomo di idrogeno (2012), L’Irreversibilità dell’uovo sodo (2009), La biblioteca delle idee morte (2007). Autore delle biografie critiche: Il baule di Conrad (2015), tradotto l’anno dopo in Francia (Le malle de Joseph Conrad, traduzione di D. Gachet, 2016); Ho visto il film: classici senza tempo raccontati a chi non ha tempo(2014). Coautore dei documentari: Il viaggiatore e l’imperatore – Le città invisibili di Italo Calvino(2016); P.P.P. Profezia di un intellettuale (2010).

Copertina Vinpeel degli orizzonti - Peppe Millanta - Neo Edizioni.jpg

Vinpeel degli orizzonti, Neo Edizioni

Un libro pieno di luce, un romanzo intriso di poesia, che ai sogni e all’immaginazione ruba la scintilla.
Un cartello sbiadito con su scritto “Benvenuti a Dinterbild”.
Un pugno di case gettate alla rinfusa intorno a una locanda.
Una comunità che pare sospesa nel tempo.
Una strada da cui non arriva più nessuno, e nessuno ricorda più dove porti.
E gli occhi di Vinpeel, l’unico ragazzino di questa bizzarra comunità, che una notte, scrutando l’orizzonte, si convince che al di là di questo mondo esitante ci sia qualcos’altro.

Peppe Millanta non è il vero nome di Peppe Millanta, ma lo pseudonimo nato per mascherare le attività eversive durante la sua doppia vita ai tempi dell’Università a Roma. Si è diplomato in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico.

Vincitore di numerosi premi di narrativa e di teatro, fonda la “Peppe Millanta & Balkan Bistrò” band di world music con cui si esibisce in tutta Italia.
Fonda la “Scuola Macondo – l’Officina delle Storie” dedicata alle arti narrative. In totale si è innamorato una volta. Ha avuto due cani. Ha fissato il mare almeno una volta al giorno. Ha pianificato nove viaggi che poi non ha fatto. Ha tirato a far tardi molte più volte del dovuto. Gli sono volati via dalle mani sei palloncini. Ha una fobia, otto libri che rileggerebbe all’infinito e quattro persone che vorrebbe prima o poi rincontrare. Vinpeel degli orizzonti è il suo primo romanzo.

Premio Amnesty International a Brunori Sas

  

Sana Cheema. “L’ho uccisa io”

“Non rinnego nulla…” Traini

Traini, l’uomo che il 3 Febbraio u.s. sparò contro alcuni stranieri è accusato di strage, sei tentati omicidi, porto abusivo di armi e danneggiamenti.
Ritenuto seminfermo e con disturbo bipolare dal consulente di parte, Traini conferma a distanza di tempo la sua volontà dicendo: “non rinnego nulla’.

Sparò all’impazzata (secondo una sua convinzione personale) per vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro, pur non conoscendola. Questa la ‘motivazione’ di un uomo ritenuto seminfermo e con disturbo bipolare dal consulente di parte. Con una diagnosi di questo tipo il Traini, il 3 Febbraio, era in possesso della sua pistola, una Glock calibro 9 e nel suo delirio personale intendeva giustiziare persone di colore che secondo lui, vivevano di espedienti e crimini come gli assassini di Pamela Mastropietro. (vittima di un delitto efferato per il quale sono accusati tre nigeriani, ognuno con diversi capi di imputazione).

Girava quel giorno con la sua auto, un Alfa 147, intento in una vera caccia all’uomo, seminando il panico tra le vie di Macerata e in diversi posti della città, consegnandosi infine bardato dalla bandiera tricolore ai carabinieri .
Nella sua ‘defaillance psicologica’, come dice il suo avvocato G.Giulianelli, durata circa due ore ha ferito sei migranti, preso di mira alcuni bar e la sede locale del Pd.
Al momento nella struttura carceraria riceve il supporto di psicologi e psichiatri.

Il procuratore Giovanni Giorgio e il pm Stefania Ciccioli hanno chiesto il giudizio direttissimo atipico, portando Traini in Assise invece che dal Gup. Traini ha dato il consenso al rito abbreviato.
Il Comune di Macerata si è costituito parte civile insieme a due privati. Uno dei migranti  presenti al processo ha detto: “Bisogna pregare perché Dio tocchi il suo cuore”.

Il sindaco di Macerata ha dichiarato: “E’ una giornata triste perla città, credo che lo sia anche per l’aspetto umano di questo ragazzo”.

Cos’è il rito abbreviato: Il giudizio abbreviato è un procedimento speciale che consente all’imputato di beneficiare di una riduzione di pena di un terzo rispetto a quella prevista dalla legge.

 

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6 APRILE, 3:32

La notte svegliò tutti.

La paura e la consapevolezza di sapere che era accaduto qualcosa di grave, molto grave era distribuita in tutto il centro Italia.​

Si pensò in un primo momento ad un terremoto a Roma, come riportava il televideo, poi le notizie arrivarono dal web e dai media in diretta. Il pensiero agli studenti, figli di amici, figli in ogni caso. Il tam tam delle telefonate, qualcuno si era salvato, aveva dormito vestito o era riuscito a fuggire in pigiama. Qualcuno era riuscito a divincolarsi tra le macerie. Di altri nessuna notizia. Abbiamo saputo più tardi, nei giorni, i nomi degli scomparsi per sempre. La casa dello studente…famiglie intere con sopravvissuti a piangere per sempre i ricordi. In una notte indimenticabile, qualcuno rideva pensando ai contributi che sarebbero arrivati, in buona percentuale nelle loro tasche. Mio figlio chiese “mamma, ma chi rideva, andrà in galera?”. Avrei voluto trovare risposte di giustizia in quei giorni e dopo. Non le ho trovate, non ci sono state. Il silenzio rumoroso del dolore, quello senza fine. Quello che come paternità ha avuto ‘rassicurazioni’ a ragazzi che avevano esami da dare, rimasti nonostante le scosse continue e ​poi ​morti, incastrati in un fermo-vita. Come nelle case, dove si riposava in attesa di riprendere il lavoro, la scuola, il bucato e la spesa. Perché ‘dicevano’ non c’era nulla da temere. In questo Paese du sole, dove ​la realtà degli orrori ci​ sveglia troppo spesso di soprassalto e ci fa inorridire. Poteva essere fatta prevenzione ? Potevano salvare 309 vite ? Col senno del poi, avremmo dovuto imparare ALMENO per i giorni a venire. Ma no…

http://www.peridirittiumani.com/2018/04/06/scritture-al-sociale-6-aprile-3-32/

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L’Italia.In lista per un trapianto

L’Italia al voto. L’Italia al gelo.
Un popolo con la pelle d’oca .
Non solo per l’aggiornamento delle temperature attraverso zapping e web.
Sparano sopra e dentro le nostre vite mentre ci chiediamo “cosa possiamo fare?”
Sparano. Si.
Lo fanno sulla necessità di usare per anestetico l’alcool o la droga di una ragazza inquieta
finita dentro un altrove fatto di morte efferata. Violenta.
Servizi inefficienti, la fragilità di non riuscire a respirare la vita.
Illegalità. Ombre sulle nostre coscienze.

Una ragazzina abbandonata a se stessa, figlia senza famiglia. Senza Stato. Senza un domani. Senza casa, senza un lavoro, senza un sostegno, senza un addio.
Un funerale donato da estranei.
Servizi fantasma. E chi l’ha vista smarrita non c’era.

La morte messa a verbale. Annunciata.
Come una promessa. Mentre le promesse parlano d’amore, di futuro. Di gioia.
Come i bambini, i loro sorrisi, i pannolini, le pappe, i passi, le parole. I disegni, il profumo della loro pelle. Il loro canto spezzato…
C’è chi avrebbe scommesso, lodato e santificato un padre di famiglia con un buon posto di lavoro.
Un uomo abitudinario, che guarda Sanremo in Tv dal divano di casa, che lavora e rientra, un uomo senza eccessi…Il popolo sovrano lo avrebbe inserito nella categoria delle persone perbene.
Non era neanche nero.

Dentro le certezze degli osservatori sciacalli, la loro puerile esigenza nel trovare un movente, una causa. Hanno dentro la paura di guardare in faccia la follia o che abiti vicino alle loro vite.
Spesso l’hanno vista, conosciuta, sentita dentro le richieste di aiuto.
“Era evitabile?” una domanda-ritornello diventata senza senso e senza risposte.
Lo sciacallaggio dei talk show, degli approfondimenti morbosi. La dovizia dei particolari utili al prossimo essere impazzito che si avvarrà dell’incapacità di intendere e di volere. Momentanea s’intende.

La malasanità sull’amore. Siamo in rianimazione. In coma indotto. Troppo spesso irreversibile.
Senza gratitudine, inadeguati a vivere. Respirare, correre, ridere, amare.
Educare. Siamo in lista per un trapianto.
L’urgenza sta nel rivedere leggi, normative, diritti, regole. Scuola, famiglie, sociale.
Mentre arriva la notte degli Oscar e il giorno del Voto, la speranza di una scheda elettorale che contenga l’emergenza di restituire alle persone l’esistenza.

http://www.peridirittiumani.com/2018/03/04/scritture-al-sociale-in-lista-per-un-trapianto-di-cuore-litalia/

Un giovane eroe

Un Giovane Eroe

Lui si chiama Lorenzo Pianazza, ha 18 anni. Si trovava alla fermata M3Repubblica della metropolitana di Milano quando nota una emergenza e senza pensarci neanche un attimo, abbandona per terra il suo zaino e scende tra i binari di un treno momentaneamente in fermata. Lo fa per salvare un bambino di soli due anni scivolato dalla mano della madre mentre un altro treno è in arrivo. Ed è grazie alla prontezza di Claudia Castellano, operatrice neo assunta Atm, che seguendo tutto dai monitor, lancia immediatamente l’allarme fermandone l’arrivo.

Il bimbo che presentava solo piccole escoriazioni viene riconsegnato alla madre e dopo un breve saluto, Lorenzo riprende la sua strada.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha invitato Lorenzo Pianazza e Claudia Castellano, per ringraziarli dicendo loro: “«Oggi tutti abbiamo potuto ammirare quello che si può definire un gesto coraggioso. Grazie alla tua prontezza e a quella della agente della stazione M3 Repubblica, che ha fermato la circolazione dei treni, è stato salvato un bambino”.

Un ragazzo di 18 anni che accorgendosi della disperazione di una madre istintivamente agisce rischiando la sua vita, addirittura
scendendo sui binari una seconda volta, a riprendere il giocattolino del bimbo, caduto delle mani del piccolo e causa del suo scivolamento.

Alle domande e ai complimenti, Lorenzo ha risposto semplicemente: “Ho fatto istintivamente una cosa che mi sembrava giusta. C’era una mamma disperata, avrei fatto lo stesso per mio figlio. Anche i miei genitori sono contenti di me

Non possiamo commettere l’errore di classificare i giovani. Sono tutti diversi tra loro, per contenuti, ideali, voglia di vivere.

In un contesto quotidiano che propone spettacoli su tragedie e informazione morbosa, una notizia come questa, restituisce alla voce “giovani” contenuti, coraggio e altruismo. Grazie Lorenzo e grazie a quanti come te ogni giorno vivono dentro questi valori.

http://www.iogiocopulito.it/un-giovane-eroe/

 

Tutto il mondo è Paese

Non ci sono barriere. Il colore della pelle non cambia, come quello degli occhi, dei sorrisi.La voglia di vivere e di superarsi distingue questi Atleti che saltando pregiudizi, isolamento e bullismo, sono protagonisti del loro e del nostro tempo.

In occasione del Forum “On The Margins” ospitato da Special Olympics Europe Eurasia e sostenuto dall’Unione Europea, atleti con disabilità intellettive e relazionali si sono incontrati insieme a quanti, in tutto il mondo, intendono lo sport ‘strumento di inclusione’.
Le luci si sono illuminate alle parole di un giovane proveniente dal Cameroun: Gerald Mballe gli applausi per lui, infiniti, lo hanno reso un simbolo dell’integrazione, dello sport e della visione reale di comunità. Le sue parole: “Quando ero bambino, nel mio Paese, mi chiedevo perché le mamme tenessero in casa i bambini con disabilità, senza trovare mai una risposta. In Italia ho visto gli atleti di Special Olympics ritrovando le mie stesse difficoltà di “straniero”. Un colore diverso della pelle, l’aspetto, una lingua diversa. Ho riconosciuto in loro tutta la mia fatica e la determinazione per ottenere un’opportunità per poter dimostrare il mio talento, così ho scelto di entrare in campo per giocare”.

Una storia che somiglia molto a quella di Filippo Pieretto

Ha vissuto i primi anni di vita rinchiuso in un istituto in Bulgaria mentre gli altri bambini, fuori, conoscevano i giocattoli, gli animali e vivevano in una famiglia normale. Era in un orfanotrofio dove stava insieme a suo fratello gemello Carlo. Dovevano stare attenti ed essere veloci quando veniva l’ora di mangiare perché c’era sempre qualcuno pronto a togliere loro il cibo da sotto il naso. Passavano molto tempo lì dentro senza fare niente. Fino a quando, un giorno, sono arrivati due angeli, come li chiama lui, i suoi genitori, Franco e Salvina. Da allora è come se lui e Carlo fossero venuti al mondo una seconda volta. Hanno scoperto tante cose meravigliose di cui ignoravamo l’esistenza. Tra queste c’è senz’altro Special Olympics.

Sono 7 anni che sono un atleta, prima di allora giocare a calcio è stato sempre un po’ difficile perché non mi passavano mai il pallone, non ero parte della squadra, anzi, a fine partita, mi sentivo anche più solo di prima. Poi è l’arrivo di Special Olympics, dove finalmente sento di essere qualcuno, mi sento importante per gli altri ed ho l’opportunità di fare delle cose incredibili. Nel 2015 sono stato convocato ai Giochi Mondiali Estivi a Los Angeles come titolare. Per la prima volta, proprio io ho rappresentato l’Italia nel calcio a 5, davanti a milioni di spettatori da tutto il mondo, ed è stata un’emozione grandissima. Se mi avessero raccontato la mia storia, anni fa, quando ero piccolo e in quell’istituto, non ci avrei mai creduto, ma proprio i miei genitori e Special Olympics mi hanno insegnato a credere nei sogni. Quando c’è coraggio e determinazione, la stessa che ha avuto Eunice Kennedy nel fondare il nostro Movimento, tutto è possibile, anche vivere in una società pienamente inclusiva”.

 

Gilmour Borg di Malta, 17 anni

Lo sport è una parte molto importante della sua vita. Non solo perché lo fa sentire bene con se stesso e ha successo, ma perché può imparare nuove abilità e incontrare altri atleti. Sente di che poter esprimere i suoi sentimenti e anche usare tutte le mie energie in modo positivo. Lo sport lo aiuta a stare in salute, gli insegna come organizzarsi, stimola l’amicizia e lo facilita nel relazionarsi con altri atleti e le altre persone. Mi insegna anche a rispettare gli altri. Tuttavia, il suo sogno è quello di avere opportunità pari a quelle di altri atleti.

Fa atletica con Special Olympics Malta, dove gareggia nei 100m sprint e nel salto in lungo.
Uno dei suoi ricordi più belli, quando ha gareggiato durante i Giochi Special Olympics a Cipro ad aprile 2016. Ha vinto 3 medaglie. 2 medaglie d’oro a 100 metri e salto in lungo e una medaglia d’argento.
Tutte e tre le medaglie sono state importanti, ma la medaglia d’argento ha significato molto di più delle altre due perché è stata vinta con la staffetta e questo significava che erano una squadra.

Lo sport per me non è solo il successo individuale, ma è principalmente lo sforzo di squadra”
(…) 
Special Olympics è la sua seconda famiglia. La sua seconda vita.
Prima di diventare un atleta la mia vita era un tormento, ero vittima di bullismo a scuola, mi guardavano in modo diverso, e io ero arrabbiato ed ero solito portare tutta la mia rabbia a casa. Posso dire che non ero affatto felice. Odiavo me stesso fino a quando i miei genitori non hanno incontrato Anna ed Elaine. Hanno mostrato loro il programma Special Olympics che mi ha reso la persona che sono oggi. Special Olympics mi ha fatto sentire accettato”.

Luca Lotti, Ministro dello Sport
L’edizione 2018 dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics è in programma dal 4 al 10 giugno tra Montecatini e la Valdinievole. 3000 atleti con disabilità intellettive provenienti da tutta Italia gareggeranno in 20 discipline diverse. Sarà una vera festa, perché questo è il senso profondo dello sport: gioco di squadra, solidarietà, partecipazione senza limiti o barriere. Senza lasciare nessuno indietro.
Sono orgoglioso del lavoro fatto attraverso il Ministero per lo Sport a sostegno di iniziative come questa, e di avere tracciato una strada che dimostra come lo Stato possa essere dalla parte delle persone, soprattutto di quelle che hanno più bisogno.Da parte mia, sarò sempre al fianco di Special Olympics e dello Sport che unisce”.

Il silenzio degli innocenti

“La violenza non può essere la risposta alla tragedia che ci ha colpiti” queste le parole della mamma di Pamela Mastropietro, uccisa qualche giorno fa. I suoi resti sono stati ritrovati in due valigie a Macerata. E aggiunge: “Ci sono aule di giustizia per questi brutali omicidi”.

Un appello affidato al fratello e avvocato, Marco Valerio Verni. Lo stesso che su Fb si esprime così:“Come ormai saprete mia nipote Pamela è stata trucidata qualche giorno fa, da una o più bestie feroci, che hanno fatto a pezzi il suo corpo, con particolari molto macabri che, per rispetto della sua stessa memoria, risparmio qui.
Pamela era una ragazza solare, intelligente, piena di vita: proprio questo l’aveva portata ad accettare l’aiuto di una comunità, per rimettersi un po’ in piedi, dopo che, alcuni incontri sfortunati, l’aveva un po’ fatta vacillare.
A metà gennaio mi aveva chiesto un aiuto per scrivere su un quotidiano telematico, attraverso un personaggio immaginario, della sua esperienza, affinché potesse essere d’aiuto e di conforto per altri ragazzi.
Sapere che abbia fatto questa tragica fine è qualcosa di straziante, che merita giustizia. Ed è quello che, da avvocato, da zio e da suo padrino di Battesimo, farò in modo di farle avere.
In tal senso, mi impegnerò fino all’ultima energia che mi dovesse rimanere, anche affinché altre persone non abbiano a subire la stessa fine. Non sarà facile, perché dovrò costantemente far prevalere la freddezza e la lucidità professionale ai sentimenti di zio. Ma il mio background trascorso mi ha forgiato nel carattere alle battaglie, e questa è, evidentemente, per me la più importante di esse.
Ringrazio tutti voi, uno ad uno, per i messaggi di stima e di vicinanza che avete voluto rivolgere a me ed alla mia famiglia, che è distrutta dal dolore ma, nello stesso tempo, forte e determinata per aiutare Pamela ad ottenere quanto spetta a lei ed alla civiltà tutta: un efferato crimine, compiuto con quelle modalità, al punto da ridurre in brandelli un corpo, che neanche la peggiore delle bestie affamate, avrebbe potuto fare, è infatti uno scempio che riguarda tutto il mondo civile.
Pamela poteva essere la figliala sorella, la nipote, l’Amica di tutti.
Ho la fortuna di lavorare a contatto di un gruppo di Carabinieri che ha dimostrato sin dalle prime fasi una professionalità ed una umanità eccezionali, che spero possano trovare il giusto esito processuale, anche attraverso il lavoro della magistratura che, mi auguro, possa svolgere al meglio il suo lavoro.
Lascio ad altre sedi ulteriori considerazioni sull’attuale indagato, sul fatto che, a quanto sembra, avesse il permesso di soggiorno scaduto, e via dicendo: quello che ora mi interessa è contribuire, anche a nome della mia famiglia e-ripeto-di tutta la comunità civile, a regalare giustizia a Pamela. A mia nipote”.

Non saranno le armi a restituirci le persone che non ci sono più. Forse  neanche i tribunali. Il senso di giustizia diventa fondamentale per non scivolare e cadere nel baratro della ferocia. Quella stessa che non ha salvato Pamela Mastropietro che sognava di uscire dalla comunità e approfondire criminologia, la sua fragile vita uscendo ha incontrato belve, non persone.
Questa ragazza che con uno pseudonimo scriveva per far conoscere ai suoi coetanei la sua esperienza per essere di aiuto.

Pamela era una di noi, sorella, amica, figlia. Nel rispetto di una madre e di familiari, di amici, di compagni di scuola, di quanti l’hanno abbracciata, curata, amata, condiviso sorrisi, gioia, calore e percorsi faticosi di vita, e che le hanno regalato felicità, il silenzio è la cura.
Non si può assistere alla strumentalizzazione di una vita che non ha più vita.
Basterebbe soffermarsi a guardare il suo sguardo.

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Il silenzio degli Innocenti