Febbraio Gelido, Kraus Folner

Febbraio gelido – Kraus Folner

Trama

Il protagonista Thomas Landi è un ricco italiano. Sposato con cinque figli, è sportivo e appassionato di tutto ciò che gli permette di vivere con passione. Durante la settimana bianca, che sta trascorrendo con un gruppo di amici, trova in un bosco di Saint Moritz il cadavere di una donna e diventa il sospettato dell’omicidio. Il racconto si svolge seguendo i personaggi tra la Svizzera, Londra, Bali, la Norvegia e Roma. Sembra un omicidio irrisolvibile fino a quando un appuntato svizzero individua una particolare pista. Il passatempo di Landi lo porterà a confrontarsi con la polizia che riuscirà a risolvere il caso. Si intrecciano vecchie e nuove storie. Personaggi di dubbia moralità sono coinvolti in truffe e gruppi a delinquere, nascono nuove amicizie e storie d’amore. Il finale riserva sorprese sul caso della donna e mette in luce altri fatti accaduti nel passato.

Voce di Roberto Roganti

Recensione a cura di Adriana Rezzonico

Amo infiltrarmi in qualsiasi chat altrui, conosco il web e posso visitare siti, visionare foto in maniera disinibita. Traccio qualsiasi tipo di conversazione e i segreti evaporano come la neve che circonda l’intero comprensorio. Sono Thomas Landi e soggiorno nella mia residenza a Sant Moritz.

L’autore Kraus Folner, uno pseudonimo, tratteggia questo paradiso e lo descrive con il classico cliché, in alcuni passaggi troppo esasperati e fin troppo scontati. I personaggi sono tutti affaccendati in operazioni economiche, il circondario è ricco di investitori e il flusso di denaro trova un terreno fertile grazie alla legislazione elvetica che favorisce l’incremento delle attività.

Anche la vita sociale è regolata da party esclusivi, dove le pubbliche relazioni sfociano celermente in rapporti ambigui. L’alcova del resto è sempre stata una preziosa alleata.

Il protagonista appare gelido proprio come l’inverno e il mese di febbraio. È arrogante, troppo sicuro del suo benessere, rincuorato dal suo forte potere economico, e troppo incline al fascino di donne avvenenti, nonostante ami la sua splendida moglie .

Tra documenti contraffatti e acquisizioni fittizie, viene rinvenuto il cadavere di Arianna, terribilmente mutilato e con una vaschetta accanto. Il Tenente Michela Donati e l’Appuntato Rezzonico aprono l’inchiesta.

Si scia come in un vero slalom dove i paletti sono sostituiti da località e software altamente tecnologici.

Roma, Teamviewer, Coira, Shanghai, Safari.

Un giallo dalla trama poco intricata per il mio palato, ma comunque adatto a chi vuole muovere i primi passi verso questo genere.

Vi aspetto a Silvaplana allo Chalet La Punt.

Dobbiamo rendere più incalzanti le indagini!

Annunci

Dove volano gli asini di Federica Fusco

Dove volano gli asini – Federica Fusco

Trama

Donne e uomini venuti al mondo come margherite si alternano a bambini mangiati da una iena iena iena. È con l’occhio della giornalista e la fantasia della scrittrice, che l’autrice cuce emozioni, allucinazioni e fatti. Superando ogni regola. Partendo dalla sua esperienza personale – l’inaugurazione di una scuola in Africa, con relativo concerto di buon auspicio – trasforma la realtà in un gioco d’immaginazione, dove il sole cade come fosse un mandarino e l’Etiopia si popola di asini che volano e frati che pregano. Le foto in appendice sono la prova di un viaggio, che è diventato qualcos’altro. Il lettore potrà sfogliarle per documentarsi, oppure provare ad accoppiare uno scatto ad una pagina. Alla fine resterà una domanda: aveva ragione Carlo, lo steward di bordo? La storia raccontata sembra rispecchiare le sue parole sibilline.

Voce di Roberto Roganti

Recensione a cura di Miriam Salladini

Ci sono libri che colpiscono per qualche motivo nonostante parlino di continenti lontani e vite nelle quali è difficile immedesimarsi, questo è quello che mi è accaduto leggendo Dove volano gli asini, libro d’esordio di Federica Fusco.

Ho trovato la storia interessante e coinvolgente fin dalle prime pagine grazie allo stile di scrittura semplice e fluido utilizzato dall’autrice. La scelta di mescolare fantasia e realtà, cronaca e letteratura in un libro di poco più di cento pagine è stata una prova vincente che ha reso la lettura scorrevole e originale.

Dove volano gli asini è un libro che non racconta grandi eventi o grandi avventure; è la testimonianza di un viaggio in Africa durato dieci giorni, pochi ma sufficienti per imprimere nella mente sapori, odori ed emozioni difficili da dimenticare.

Quello intrapreso dall’autrice è stato un viaggio verso una terra lontana, sconosciuta, a tratti pericolosa, per inaugurare una scuola nel piccolo villaggio di Agamsa in Etiopia. Si parla di Addis Abeba, del modo di vivere della gente del posto, delle superstizioni e credenze popolari lontane dal nostro modo di vedere gli accadimenti di ogni giorno. La scuola in questo contesto è un edificio bianco e blu che rompe la monotonia del paesaggio, un ponte tra miseria e speranza. Sono luoghi difficili da trovare su una cartina ma di cui si è parlato grazie alla raccolta fondi intrapresa dall’associazione “Progetto Etiopia Onlus-Lanciano” nata nel 2009 che ha come obiettivo l’alfabetizzazione dei paesi più poveri. Attraverso le pagine che scorrono conosciamo alcuni termini nuovi: il Bastoss, un unguento per alleviare la febbre malarica e allontanare gli spiriti, l’Injera, una crêpes spugnosa, e poi ancora notizie sulle piantagioni del falso banano e del caffè.

Attraverso questo libro ho avuto il piacere di leggere un racconto ricco di emozioni, a tratti inverosimile, che dona speranza visti i temi affrontati: la scuola quale agenzia di formazione permette di ripartire da zero e di rendere meno malinconici anche quei territori di cui si parla troppo poco.

Nel nostro fuoco -Recensioni:Michele Caccamo

L’innocenza di Nina

HACCA EDIZIONI

Che poi ci si illude che la vita abbia un suo ordine, che vi sia un unico paziente pomello per le nostre manovre. Tommaso poi, credeva di poter guardare tutto da vicino; aveva l’ostinazione per il controllo. Forse sperava di non far esistere il destino, di chiudergli la bocca. Aveva la perfezione dei ladri, vigilava su ogni singolo movimento. Non poteva esserci angolo senza una sua ragnatela, temeva gli agguati della vita. Tommaso non ci credeva al mondo. Non credeva a nulla che non fosse sotto i suoi occhi.

Elena mangiava le fiamme, ed era sincera. Si dice avesse un olio raffinato in gola, capace di salvarla dalla sua casa vuota. La chiamavano come fosse una stella singolare, un fenomeno ogni notte fedele, incapace di bruciarsi. E lei si nascondeva, ogni notte, come se il fuoco la potesse sorprendere; sembrava avesse paura di rimanerci lì, accesa come un cero.

Non la credeva possibile, Tommaso. La guardava come fosse un arcobaleno, aveva timore sparisse.

L’amore spacca i lumi chiusi, che ovunque piovono gocce di gioia. E allora si pensa sia possibile smerciare a ognuno la felicità, perché l’amore rende evangelici e rende più vivi. Ci si impegna a rattoppare un mondo mutilato, che non c’è niente di impossibile se si ama.

Nina stava sempre seduta. Con un ago tirava la pelle a Tommaso ed Elena. Quando è nata avevano messo su una festa a colori. Speravano potesse caricare l’infinito di parole, li spingesse in avanti lontano da questa terra con pochi fiori.

Nina stava sempre zitta. Aveva una sua lingua, ma gli mozzava il fiato. Stava zitta, non per se stessa. Nina, voleva avvisarli, che là fuori c’era un frastuono inutile. Una polpa di voci utile a violare l’ascolto. Nina stava zitta, per aprire un varco nei loro cuori. Stava zitta per vocazione. Per evitare che qualcuno avvelenasse la sua innocenza.

Bellissime si diventa

 

 

Si chiama Chiara Bordi, ha diciotto anni ed è molto bella. A causa di un incidente stradale con il motorino subì l’amputazione di un arto con conseguente protesi. E’ di Tarquinia, una piccola città del Lazio ed era tra le finaliste del concorso più famoso dedicato alla bellezza, “Miss Italia”.

Il web, quello becero e misero, l’ha attaccata. <<Ti votano perché sei storpia>>.
La risposta di Chiara è stata: <<A me mancherà un piede, a te cuore e cervello>>. La commentatrice piena di rabbia e violenza verbale, ha proseguito: <<Fai schifo, vattene a casa e non fare pena agli italiani che ti votano perché sei storpia>>.

Parlare a nome degli italiani non ha senso, a meno di rivestire ruoli pubblici a nome della collettività, e gli italiani, in questo caso sono stati in tantissimi a non essere d’accordo.

E’ nata spontaneamente sul web la difesa a Chiara in favore di una idea di bellezza senza limiti. E’ la prima ragazza a gareggiare in questo storico concorso con una protesi, è forte, coraggiosa e di certo in grado di spronare verso il superamento altre persone che si sentono in difficoltà. <<Voglio far capire a tutti che la vita è sempre bella >> Solare e sorridente ha sfilato a nome di chi vive un problema, a significare il cambiamento.

<<Mi dispiace che ad alcuni sia arrivato il messaggio “votatemi perché sono storpia” e non il “guardatemi, mi manca un piede ma non ho paura di mostrarmi al mondo”.
A me della vittoria non interessa , tantomeno di fare pena. Sto facendo questo per mostrare alle persone ottuse che una ragazza senza un arto può gareggiare alla pari di tutte. Che la diversità non è vincolante e che la vita non si interrompe mai ed è sempre bella. Da un dramma si rinasce e si cresce più forti di prima, tutto sta nel saper reagire».

Chiara Bordi è terza classificata a Miss Italia, ci ha deliziato con la sua splendida fisicità e il sorriso disarmante, requisiti che hanno oltrepassato la passerella, sono arrivati attraverso le emozioni diventate lezioni di vita.

Dopo il concorso, Chiara tornerà nelle scuole con l’Associazione SuperAbile a portare la sua testimonianza, ha già incontrato gli studenti di 17 Istituti nella provincia di Viterbo e Corviale nella periferia di Roma.

Fa la barista part-time specializzata nel ‘caffè-corretto’ e promuove il coraggio.
Prima dell’incidente ha fatto arrampicata, preso il brevetto da sub, ha giocato nella nazionale di sitting-volley e basket in carrozzina, praticato windsurf e snowboard. Il suo primo 10 in matematica lo ha preso mentre era ricoverata all’Ospedale Gemelli di Roma, in terza media.

Quest’anno Miss Italia ha vinto, grazie a Chiara con una 79ma edizione senza limiti.
http://www.peridirittiumani.com/2018/09/18/scritture-al-sociale-bellissime-si-diventa/

Letture d’Agosto

All’ombra di una spiaggia o di un albero, immersi nel verde della natura o in terrazza, alcuni libri che sto leggendo in queste mie  ‘vacanze’.
Savant di Jon Mirko, un giallo che si sviluppa tra colpi di scena inaspettati, meandri  e intrighi. Lo spessore narrativo nella sua tecnica scorrevole e precisa coinvolge il lettore senza abbandonarlo mai. L’esigenza di proseguire la lettura è sempre ad alta tensione.
Con la pelle ascolto, il ritorno della scrittrice Cristina Mosca che affronta il tema della comunicazione tra due sorelle lontane per diversità, desideri e pensieri. La relazione uomo-donna viene descritta in fotogrammi intimi, dove i desideri lasciati accantonati tornano.
Certi ricordi non tornano di Dario Pontuale, è uno degli scrittori più interessanti del nostro tempo, in questo romanzo la parola ‘resilienza’ si fa concreta e vicina nei contenuti fuori da stereotipi, come dice Paolo Di Paolo nella prefazione.
Vinpeel degli orizzzonti, opera prima di Peppe Millanta,  riceve numerosi premi e grande consenso di pubblico. La chiave favolista di questo romanzo che ha la capacità di portarci in un ‘altrove’ dove tornare a desiderare.

Tra le letture più interessanti che ho incontrato..
Savant, Lupi Editore

SAVANT

Il genere è il giallo psicologico, la storia articolata vede continui colpi di scena.
Hank Russel e Zach Schmulevitz i protagonisti, sono due detective della omicidi dirottati per opposti motivi alla Human law enforcement, l’unità della polizia di New York che si occupa di crimini contro gli animali.
Si imbattono in una indagine che cambierà per sempre il corso delle loro vite. Dall’orrore che si cela dietro la porta della suite 900 del Roosevelt Hotel, alle terre selvagge del Nord Dakota e fino in Texas, si ritroveranno faccia a faccia con un disegno al di là di ogni immaginazione.
Edito nel 2018 a pochi mesi dalla pubblicazione sta ricevendo consenso di pubblico e critica.
Giovanni Jonvalli e Mirco Filistrucchi, con lo pseudonimo di Jon Mirko, eclettici e naturalmente ironici sono impegnati nel tour nazionale di presentazioni mentre lavorano alla prossima novità editoriale.

con la pelle ascolto copertina

Con la pelle ascolto, Ianieri Edizioni
Elena e Alma, sorelle, vivono da sempre un rapporto conflittuale e le loro vite sembrano correre su binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai.  Elena, riflessiva e tenera ha la passione per la pittura e una storia d’amore con Marco, che non vuole avere figli.
Alma passa da un uomo all’altro e trascorre la maggior parte del tempo nelle bigiotterie, quando in modo inatteso resta incinta. Quando ormai sembrano essere rassegnate al silenzio come unica comunicazione tra loro, scopriranno come riuscire ad ‘ascoltarsi’.
Intimista e profondo rivela un quadro generoso dei rapporti umani, delle speranze e delle aspettative, quelle che spesso per mancanza di coraggio ci lasciamo alle spalle.
Cristina Mosca, già giornalista pubblicista . Il suo esordio nella narrativa è nel 2005, con Chissà se verrà alla mia festa (Schena editore, Premio Valerio Gentile) – E donne infreddolite negli scialli e Loro non mi vedono.
Con la pelle ascolto” (Ianieri, 2018) è il suo nuovo romanzo.

certi ricordinon tornano

Certi ricordi non tornano, Carta Canta

La Fortezza è una fabbrica di liquori ormai in disuso, compressa fra il Barrio e il Fiume. Tra i palazzi del quartiere periferico svetta il civico 49, ultimo baluardo di resistenza nei confronti della Panopticon, la società proprietaria dell’impianto che vorrebbe trasformare in un moderno centro commerciale. È qui che Michele, sedici anni, viene sorpreso a scrivere una grossa O con una A all’interno su un muro dell’edificio da Alfiero, un condomino con gli occhiali alla Pertini. “L’inizio è insolitamente conradiano – un uomo cade in mare mentre un’onda si abbatte su una scialuppa. Ma subito una parola incrina, o semplicemente dissona, nell’immagine quasi sovratemporale da romanzo d’avventura di mare. È una parola ipercontemporenea: “resilienza”. Utile a leggere l’intero romanzo come una meditazione narrativa sul tema, o meglio ancora: un racconto lungo in cui lampeggia quel lemma come la chiave di un enigma.” (dalla prefazione di Paolo Di Paolo).

Dario Pontuale, scrittore, saggista e studioso della letteratura otto-novecentesca collabora con diverse riviste di critica letteraria, dedicando il suo impegno alla riscoperta dei classici della letteratura mondiale. Ha curato edizioni di: Stevenson, Conrad, Salgari, London, Svevo, Buzzati, Boito, Pessoa, Musil, Cechov, Puskin, Tolstoj, Maupassant, Zola, Huysmans e Flaubert. Autore dei romanzi: Nessuno ha mai visto decadere l’atomo di idrogeno (2012), L’Irreversibilità dell’uovo sodo (2009), La biblioteca delle idee morte (2007). Autore delle biografie critiche: Il baule di Conrad (2015), tradotto l’anno dopo in Francia (Le malle de Joseph Conrad, traduzione di D. Gachet, 2016); Ho visto il film: classici senza tempo raccontati a chi non ha tempo(2014). Coautore dei documentari: Il viaggiatore e l’imperatore – Le città invisibili di Italo Calvino(2016); P.P.P. Profezia di un intellettuale (2010).

Copertina Vinpeel degli orizzonti - Peppe Millanta - Neo Edizioni.jpg

Vinpeel degli orizzonti, Neo Edizioni

Un libro pieno di luce, un romanzo intriso di poesia, che ai sogni e all’immaginazione ruba la scintilla.
Un cartello sbiadito con su scritto “Benvenuti a Dinterbild”.
Un pugno di case gettate alla rinfusa intorno a una locanda.
Una comunità che pare sospesa nel tempo.
Una strada da cui non arriva più nessuno, e nessuno ricorda più dove porti.
E gli occhi di Vinpeel, l’unico ragazzino di questa bizzarra comunità, che una notte, scrutando l’orizzonte, si convince che al di là di questo mondo esitante ci sia qualcos’altro.

Peppe Millanta non è il vero nome di Peppe Millanta, ma lo pseudonimo nato per mascherare le attività eversive durante la sua doppia vita ai tempi dell’Università a Roma. Si è diplomato in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico.

Vincitore di numerosi premi di narrativa e di teatro, fonda la “Peppe Millanta & Balkan Bistrò” band di world music con cui si esibisce in tutta Italia.
Fonda la “Scuola Macondo – l’Officina delle Storie” dedicata alle arti narrative. In totale si è innamorato una volta. Ha avuto due cani. Ha fissato il mare almeno una volta al giorno. Ha pianificato nove viaggi che poi non ha fatto. Ha tirato a far tardi molte più volte del dovuto. Gli sono volati via dalle mani sei palloncini. Ha una fobia, otto libri che rileggerebbe all’infinito e quattro persone che vorrebbe prima o poi rincontrare. Vinpeel degli orizzonti è il suo primo romanzo.

Premio Amnesty International a Brunori Sas

  

Sana Cheema. “L’ho uccisa io”

“Non rinnego nulla…” Traini

Traini, l’uomo che il 3 Febbraio u.s. sparò contro alcuni stranieri è accusato di strage, sei tentati omicidi, porto abusivo di armi e danneggiamenti.
Ritenuto seminfermo e con disturbo bipolare dal consulente di parte, Traini conferma a distanza di tempo la sua volontà dicendo: “non rinnego nulla’.

Sparò all’impazzata (secondo una sua convinzione personale) per vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro, pur non conoscendola. Questa la ‘motivazione’ di un uomo ritenuto seminfermo e con disturbo bipolare dal consulente di parte. Con una diagnosi di questo tipo il Traini, il 3 Febbraio, era in possesso della sua pistola, una Glock calibro 9 e nel suo delirio personale intendeva giustiziare persone di colore che secondo lui, vivevano di espedienti e crimini come gli assassini di Pamela Mastropietro. (vittima di un delitto efferato per il quale sono accusati tre nigeriani, ognuno con diversi capi di imputazione).

Girava quel giorno con la sua auto, un Alfa 147, intento in una vera caccia all’uomo, seminando il panico tra le vie di Macerata e in diversi posti della città, consegnandosi infine bardato dalla bandiera tricolore ai carabinieri .
Nella sua ‘defaillance psicologica’, come dice il suo avvocato G.Giulianelli, durata circa due ore ha ferito sei migranti, preso di mira alcuni bar e la sede locale del Pd.
Al momento nella struttura carceraria riceve il supporto di psicologi e psichiatri.

Il procuratore Giovanni Giorgio e il pm Stefania Ciccioli hanno chiesto il giudizio direttissimo atipico, portando Traini in Assise invece che dal Gup. Traini ha dato il consenso al rito abbreviato.
Il Comune di Macerata si è costituito parte civile insieme a due privati. Uno dei migranti  presenti al processo ha detto: “Bisogna pregare perché Dio tocchi il suo cuore”.

Il sindaco di Macerata ha dichiarato: “E’ una giornata triste perla città, credo che lo sia anche per l’aspetto umano di questo ragazzo”.

Cos’è il rito abbreviato: Il giudizio abbreviato è un procedimento speciale che consente all’imputato di beneficiare di una riduzione di pena di un terzo rispetto a quella prevista dalla legge.

 

.

6 APRILE, 3:32

La notte svegliò tutti.

La paura e la consapevolezza di sapere che era accaduto qualcosa di grave, molto grave era distribuita in tutto il centro Italia.​

Si pensò in un primo momento ad un terremoto a Roma, come riportava il televideo, poi le notizie arrivarono dal web e dai media in diretta. Il pensiero agli studenti, figli di amici, figli in ogni caso. Il tam tam delle telefonate, qualcuno si era salvato, aveva dormito vestito o era riuscito a fuggire in pigiama. Qualcuno era riuscito a divincolarsi tra le macerie. Di altri nessuna notizia. Abbiamo saputo più tardi, nei giorni, i nomi degli scomparsi per sempre. La casa dello studente…famiglie intere con sopravvissuti a piangere per sempre i ricordi. In una notte indimenticabile, qualcuno rideva pensando ai contributi che sarebbero arrivati, in buona percentuale nelle loro tasche. Mio figlio chiese “mamma, ma chi rideva, andrà in galera?”. Avrei voluto trovare risposte di giustizia in quei giorni e dopo. Non le ho trovate, non ci sono state. Il silenzio rumoroso del dolore, quello senza fine. Quello che come paternità ha avuto ‘rassicurazioni’ a ragazzi che avevano esami da dare, rimasti nonostante le scosse continue e ​poi ​morti, incastrati in un fermo-vita. Come nelle case, dove si riposava in attesa di riprendere il lavoro, la scuola, il bucato e la spesa. Perché ‘dicevano’ non c’era nulla da temere. In questo Paese du sole, dove ​la realtà degli orrori ci​ sveglia troppo spesso di soprassalto e ci fa inorridire. Poteva essere fatta prevenzione ? Potevano salvare 309 vite ? Col senno del poi, avremmo dovuto imparare ALMENO per i giorni a venire. Ma no…

http://www.peridirittiumani.com/2018/04/06/scritture-al-sociale-6-aprile-3-32/

aquila-4.jpg

L’Italia.In lista per un trapianto

L’Italia al voto. L’Italia al gelo.
Un popolo con la pelle d’oca .
Non solo per l’aggiornamento delle temperature attraverso zapping e web.
Sparano sopra e dentro le nostre vite mentre ci chiediamo “cosa possiamo fare?”
Sparano. Si.
Lo fanno sulla necessità di usare per anestetico l’alcool o la droga di una ragazza inquieta
finita dentro un altrove fatto di morte efferata. Violenta.
Servizi inefficienti, la fragilità di non riuscire a respirare la vita.
Illegalità. Ombre sulle nostre coscienze.

Una ragazzina abbandonata a se stessa, figlia senza famiglia. Senza Stato. Senza un domani. Senza casa, senza un lavoro, senza un sostegno, senza un addio.
Un funerale donato da estranei.
Servizi fantasma. E chi l’ha vista smarrita non c’era.

La morte messa a verbale. Annunciata.
Come una promessa. Mentre le promesse parlano d’amore, di futuro. Di gioia.
Come i bambini, i loro sorrisi, i pannolini, le pappe, i passi, le parole. I disegni, il profumo della loro pelle. Il loro canto spezzato…
C’è chi avrebbe scommesso, lodato e santificato un padre di famiglia con un buon posto di lavoro.
Un uomo abitudinario, che guarda Sanremo in Tv dal divano di casa, che lavora e rientra, un uomo senza eccessi…Il popolo sovrano lo avrebbe inserito nella categoria delle persone perbene.
Non era neanche nero.

Dentro le certezze degli osservatori sciacalli, la loro puerile esigenza nel trovare un movente, una causa. Hanno dentro la paura di guardare in faccia la follia o che abiti vicino alle loro vite.
Spesso l’hanno vista, conosciuta, sentita dentro le richieste di aiuto.
“Era evitabile?” una domanda-ritornello diventata senza senso e senza risposte.
Lo sciacallaggio dei talk show, degli approfondimenti morbosi. La dovizia dei particolari utili al prossimo essere impazzito che si avvarrà dell’incapacità di intendere e di volere. Momentanea s’intende.

La malasanità sull’amore. Siamo in rianimazione. In coma indotto. Troppo spesso irreversibile.
Senza gratitudine, inadeguati a vivere. Respirare, correre, ridere, amare.
Educare. Siamo in lista per un trapianto.
L’urgenza sta nel rivedere leggi, normative, diritti, regole. Scuola, famiglie, sociale.
Mentre arriva la notte degli Oscar e il giorno del Voto, la speranza di una scheda elettorale che contenga l’emergenza di restituire alle persone l’esistenza.

http://www.peridirittiumani.com/2018/03/04/scritture-al-sociale-in-lista-per-un-trapianto-di-cuore-litalia/