VIOLENZA-9

25 Novembre giornata internazionale contro la violenza alle donne. Sono quelle dalle ferite indelebili che non hanno capito in tempo e non hanno avuto più tempo.
Vittime che includono nel dolore madri, padri, figlie, sorelle, fratelli, amici. Sono innocenti. Perché per morire di violenza occorre essere innocenti
E donne sparite nonostante siano ancora presenti. Assenti loro malgrado.
Molte le donne che hanno spiegato, promosso, comunicato e scritto, facendo cultura e promozione; libri, opere di comunicazione, mostre fotografiche e molto altro ancora per invitare tutti noi a farci domande.
Tra i nomi di rilievo:
Simone De Beauvoir ne “Il secondo sesso” edito nel 1949 e arrivato in Italia solo nel 1961. Una delle opere fondamentali del movimento femminista. Quasi in modo scientifico spiega l’assurdità delle disparità tra uomo e donna, invitandole a riconoscere il proprio valore.

Elena Gianini Belotti “Dalla parte delle bambine” edito da Feltrinelli nel 1973, un saggio dedicato al condizionamento precoce della donna. Un libro per capire, comprendere.. “Se le aspettative dei genitori riguardo ai propri figli sono così diverse a seconda del loro sesso, è inevitabile che essi reagiscano ai loro richiami di conseguenza”.

Elina Chauvet, nota artista messicana ha dedicato “scarpette rosse”, arte per il sociale per promuovere il cambiamento inteso come partecipazione concreata e virtuale contro il femminicidio. La prima a comunicare attraverso un’invasione di scarpe rosse il fenomeno nel 2009.

Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker “Con la scusa dell’amore”, edito da Longanesi nel 2013, qui l’accento al femminicidio che non è riconosciuto come un problema di ordine pubblico ma culturale alimentato dalla discriminazione.

Loredana Lipperini “Ancora dalla parte delle bambine” edito da Feltrinelli nel 2014, riprende il tema della pioniera Elena Gianini Belotti sull’educazione nell’infanzia, troppo spesso alimentata nelle bambine attraverso stereotipi. Lo fa con maestria e una lucida visione delle origini e sulle evoluzioni nel tempo.

Serena Dandini “Ferite a morte”, edito da Rizzoli nel 2014. L’autrice si chiede e ci chiede “E se le vittime potessero parlare?” Così l’autrice prova a dare voce a chi non ha potuto per restituire il coraggio di lottare a chi ancora può farcela in una formula motivazionale attenta e scrupolosa.

Sara Magnoli, “Se il freddo fa rumore” edito da Damster Edizioni nel 2017, narrativa in giallo in un contesto di provincia. L’autrice affronta all’interno della trama, la violenza psicologica, troppo spesso dimenticata. Forse, se lui l’avesse picchiata, Serena avrebbe avuto il coraggio di denunciarlo. Forse. Ma così, chi le avrebbe mai creduto? Come fai ad andare al pronto soccorso, o alla polizia, e dire: “Ha preso a botte la mia anima?”

L’accento ed il fermo immagine restano sulla pelle di chi ha subito. Di chi non c’è più e di chi è rimasto vivo e ferito in modo permanente. Urla la pelle di chi ha subito, rimasto ad assistere senza poter fare nulla dentro insani giorni a polverizzare il passato e il futuro.
Che fare? Ricostruire identità, autostima, coscienze. L’educazione ai sentimenti, nella crescita e la manifestazione della tenerezza come caratteristica umana imprescindibile. Famiglia, scuola, educatori, contesti di condivisione. Affinché nessuna donna sia più la ‘parte lesa’.

https://www.peridirittiumani.com/2017/11/24/scritture-al-sociale-la-parte-lesa/

 

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Docenti indecenti..

Milano, scuola media. Una studentessa di 11 anni malata di cancro tentenna alla richiesta del Professore di musica di suonare uno strumento. Non ha la possibilità di usare in modo normale il braccio destro per una forma di tumore al cervello…
La risposta del docente di fronte alla sua difficoltà: “Hai le mestruazioni? Allora sei in età fertile. Se fossi mia figlia ti darei un calcio in c., …”. Su tutte le testate nazionali, la storia di questa ragazzina che piangendo esce dall’aula con la necessità di aumentare in modo importante il sostegno psicologico, poiché già seguita da professionisti a causa della patologia che l’ha colpita duramente.
La sentenza del giudice, Anna Maria Zamagni riporta così: “parole volgari ed espressioni di una particolare aggressività nei confronti della ragazza” che nelle sue condizioni di non abilità “andava accolta e non schernita, a prescindere dalle motivazioni riferite al richiamo, mettendo al corrente l’intera classe e obbligandola a spiegazioni per giustificarsi”.

Il Tribunale decide: 2 mesi per abuso dei mezzi di correzione e 5mila euro di risarcimento, di seguito con la sospensione dei 2 mesi per le avvenute scuse da parte del Professore alla studentessa; tuttavia censurato in via disciplinare dalla scuola.

Questo episodio, pieno di superficialità e mancanza di umanità, mette in risalto la figura del docente, troppo spesso non in grado di rivestire un ruolo che implica molti aspetti oltre quello didattico.
In una società della cultura verso l’altro, qui l’altro viene non solo dimenticato, ma calpestato proprio sulle sue fragilità. A dimostrazione che non tutti i docenti sono decenti.

https://www.peridirittiumani.com/2017/11/29/scritture-al-sociale-docenti-indecenti/

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Senza Pietas, e non è cosa buona e giusta..

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Non avrei immaginato di svegliarmi senza “pietas”, un sentimento che non dovremmo mai perdere.
La morte ci appartiene e merita compassione, ci spinge a chinare il capo dopo aver guardato a lungo il cielo. Quello stesso che accoglie.
Eppure sono qui. Siamo qui in tanti a respirare profondamente, come dopo una lunga inesorabile apnea, mentre fotogrammi di persone, padri, madri, figli che non ci sono più, riemergono.
Tornano davanti ai nostri occhi tutti insieme come in un incontro corale. Con le loro vite spezzate, con l’omertà soffocata dalla violenza. Inaudita, feroce.
E’ morto in regime di 41 bis, questo è quanto dovevamo ai nostri morti, sono le parole scritte da Giovanna Maggiani Chelli, dell’Associazione familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili (a Firenze), alla notizia della morte del capo di Cosa Nostra.

E non sarà il ‘suo’ nome da ricordare, da leggere in queste 24 ore di notizie affollate ma  i loro:

Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Vito Schifano Rocco Di Cillo, Antonino Montinaro, Emanuela Loi, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano. Michele Reina, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro, Domenico Russo; Rocco Chinnici, Mario Trapassi, Salvatore Bartolotta, Stefano Li Sacchi, Boris Giuliano, Santino di Matteo…. e oltre 100 cadaveri, tra questi, anche i bambini. (come dimenticare la sua deposizione descritta minuziosamente sulla morte di Matteo, 13 anni sciolto nell’acido.)

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La morte non è nulla per chi ha nutrito, dato, vissuto, condiviso, amato. Aiutato, sollevato, confortando e lasciando in chi resta i ricordi incisi nella memoria, quelli da custodire come eredità.
Qui non c’è nulla, non scriverò neanche il suo nome.
Il cielo ha troppi nomi e domande da porgli, quelle alle quali non ha dato risposte e quelle che per gli ‘umani’ non ne avranno mai.

Preferisco ricordare i ‘giusti’. Gli eroi, i succubi, chi è stato lasciato solo nel dolore inspiegabile della lucida follia.
Oggi è un giorno senza ‘pietas’ e non è una Cosa Giusta.

http://www.iogiocopulito.it/morte-riina-senza-pietas-non-cosa-buona-giusta/

 

#NONUNADIMENO: 25 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

Nell’ultimo decennio sono state uccise in Italia 1.740 donne. Di queste 1.251, ovvero oltre il 70% in famiglia, dove le cause sono “incomprensioni, separazioni, affidamento dei figli, etc…”.
Uccise da chi diceva di AMARLE
Nel 2016, il numero è pari a 120. Nel 2017 la media è di una vittima ogni tre giorni.
Quasi 7 milioni di donne secondo i dati Istat, hanno subito una forma di abuso.
La violenza inaudita è in aumento verso le giovanissime ritenute ad alto rischio come dimostrano i fatti di cronaca.

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arsa viva dal compagno all’ottavo mese di gravidanza
uccisa con un martello dall’ex
la strage : giustiziata dal marito insieme alla madre
strangolata e bruciata a 22 anni
freddata a colpi di pistola
sgozzata dal marito
uccisa a coltellate
ammazzata a bastonate
“mamma, mi sta ammazzando”
bruciata viva dal marito
ragazza uccisa in Sardegna, la confessione del fidanzato: «Abbiamo litigato per le briciole sul tavolo»
uccisa a coltellate a 28 anni
dottoressa stuprata durante il turno alla guardia medica
l’autopsia: prima picchiata…

E ancora e ancora…

Gli slogan si susseguono innumerevoli di anno in anno: Associazioni, Enti, comunità, organizzazioni nel sociale a manifestare, a ricordare che la violenza non è amore.
Il delitto passionale non esiste. Resta il delitto.

Per le vittime silenziose, quelle rimaste incastrate dentro mura depositarie di gesti e parole irripetibili, resta il dramma di appartenere a qualcuno come un pacco dono.Qualcuno che sa  ‘maneggiare con cura’ forse solo un pacco di cartone.

Siamo donne. Nate bambine, cresciute dentro ideali. A volte sbagliando, altre manipolate ed educate a garantire l’ego di altri, in modo di piacere, ricevere consenso, rispetto, stima.
Quella mai inserita negli anni. Come il vuoto a perdere..

Constatare la presenza incalzante di contenitori emotivi senza contenuto chiamate ‘persone’, è un dato allarmante, urgente.
Abbiamo toccato il fondo che è sempre più profondo.
Tornare a galla, riprendere fiato e stupore, desideri, amore.
Costruire vite possibili imparando il rispetto, la stima. Apprezzare le fragilità, la tenerezza.
La nostra forza è nell’unico muscolo involontario che abbiamo, il cuore.

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http://www.iogiocopulito.it/nonunadimeno-25-novembre-giornata-internazionale-la-violenza-alle-donne/

 

L’eredità di Valeria Solesin

IoGiocoPulito_valeria_solesin_premioE’ il Premio alla miglior tesi in memoria di Valeria Solesin vittima italiana nell’attentato al Bataclan, borsista di sociologia alla Sorbona.
La seconda edizione rivolta agli studenti delle università italiane per Tesi magistrale è dedicata a“nuovi modelli sociali, culturali, politici ed economici”.
Un Premio ispirato agli studi e ai progetti della giovane ricercatrice veneziana, scomparsa nel 2015.

Tesi universitarie che hanno evidenziato le cause che ostacolano la presenza femminile nel mercato del lavoro e le buone pratiche introdotte da aziende ed istituzioni. Quarantasette le candidature pervenute da tutto il Paese.

I premiati:
Salvatore Lattanzio, Carola Ghio e Carolina Gerli, Università Bocconi Milano
Arianna Comizzoli, Università degli Studi di Milano.
Federica Piccinini, Università Bicocca.
Silvia Scalzotto e Silvia Macciò, Università di Padova,
Viola Fornasari, Università di Torino
Elisa Chieregato, Università di Pisa e
Federica Masciotra, Università di Chieti-Pescara
Ogni vincitore riceverà una borsa di studio o uno stage offerto da altrettante aziende o associazioni.

La cerimonia di premiazione che si è svolta nella sala conferenze di Palazzo Reale a Milano ha visto la valorizzate delle idee di studenti con la stessa passione di Valeria Solesin, con lavori ritenuti di altissimo livello a seguire una eredità preziosa, quella di Valeria, accolta e sostenuta nel suo grande valore.

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http://www.iogiocopulito.it/leredita-valeria-solesin/

 

Se questo è un uomo…Libero

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BIMED 2017: LA STAFFETTA CREATIVA PER LA LEGALITÀ

“Non c’è umanità senza conoscenza e non c’è conoscenza senza umanità”

Riparte con grandi riconoscimenti anche quest’anno la Staffetta di Scrittura BIMED, un progetto che coinvolge tantissime scuole di ogni ordine e grado insieme ad Enti locali di tutta Italia.
Gruppi di allievi lontani tra loro, uniti nel condividere la realizzazione di una storia attraverso la narrazione.
Le tematiche strettamente correlate a Creatività e Legalità, diventano veicolo per Scuole italiane e straniere: nord, sud, centro Italia e ancora Madrid, Barcellona, Buenos Aires, Bogotà, Tunisi, suddivise per ordine e grado scolastico in Maior, Minor, Junior e Senior.

Il ‘sapere’ attraverso i modelli di comportamento, nell’intento di formare lo spirito critico in un format educativo diventa in queste iniziative il modo per acquisire conoscenze.

Ogni Staffetta, composta da 10 squadrediventa  una storia scritta a più mani, un capitolo per classe, fino al risultato finale, il tutto coadiuvato da autori e narratori distribuiti sul territorio nazionale e differenti per  tematiche di scrittura: il giallo, il fumetto, la narrativa, il romanzo, il sociale, il teatro..

Al termine delle staffette, BIMED, pubblica le Collane con i racconti a ‘diecimila mani’, la Giuria è quella prestigiosissima del Premio Andersen, con le premiazioni in luoghi meravigliosi del turismo scolastico, Tremiti, Marina di Camaiore, Genova ed altre ancora.

Il Docente e la Scuola vengono coinvolti direttamente, con crediti formativi e con il supporto degli autori (Tutor). Il fine è ‘diffondere la scrittura e la lettura’ insieme allo spirito critico.

Studenti, docenti e scrittori in una piattaforma condivisa per fruire dell’incipit, dei personaggi, dell’evolversi delle storie fino alla fine.
BIMED, Biennale delle Arti e delle Scienze è riconosciuta MIUR, con il patrocinio di Rai Cultura e riconoscimenti dalla Presidenza della Repubblica, è presente da anni al Salone Internazionale del libro di Torino, in eventi del territorio nazionale rivolti alla cultura e motivanti per studenti e personale docente.
Inoltre, formazione, certificazioni  e molto altro.

Incontrare BIMED nel proprio percorso scolastico, è una risorsa, un modo per crescere dentro la conoscenza, l’evoluzione dell’identità, e detto con le loro parole , “a diradar le nuvole e schiarire l’orizzonte”.

1.000 SCUOLE, 32.000BAMBINI E RAGAZZI, ogni anno

1.700INSEGNANTI60COMUNI3.500 PARTECIPANTI al turismo scolastico

 

Info:

www.bimed.net
http://www.bimed.net/staffetta/
Premi 2017
Riconoscimento dal Senato della Repubblica, Piero Grasso
Premio Nazionale Albori-Vietri sul Mare, per la promozione della Legalità nelle scuole

BIMED ALLE ISOLE TREMITI, TURISMO SCOLASTICO PER CRESCERE
VIDEO

SE IL DISABILE DIVENTA UN PROBLEMA: L’ALTALENA A CUI VOGLIONO METTERE UN LUCCHETTO

Che genitori possiamo essere se non siamo in grado di insegnare l’inclusione?

Se chiediamo un ‘lucchetto’ per l’utilizzo di una altalena inclusiva?
Un vero ‘lucchetto’ qui è solo dentro la mente chiusa e manchevole di genitori che forse andrebbero ‘formati per esserlo davvero’.

Il messaggio di protesta di Michela Aloigi è chiarissimo. Grave per il nostro senso di civiltà.
Lei è la madre di Matteo, ragazzo disabile, e presidente dell’Associazione La giraffa a rotelleringrazia in modo ‘amaro’ per l’annunciata chiusura di un’altalena speciale installata negli ultimi mesi del 2016 nel parco urbano di Imperia e tanto criticata da genitori di bimbi ‘normodotati’ da creare un caso. Questi ultimi la ritengono ‘pericolosa per l’incolumità dei propri figli, e per quegli ‘adulti’ che utilizzandola in modo improprio hanno manifestato il proprio fastidio.
Il post di Michela Aloigi in poche ore ha raggiunto oltre 3mila visualizzazioni e oltre 2800 condivisioni: “Io e Matteo ringraziamo tutti quei cittadini che hanno fatto chiudere l’altalena così che i propri figli ‘normodotati’ possano rimanere incolumi mentre loro chiacchierano e giocano con il cellulare. O sono tranquilli tranquilli al mare poiché non hanno bisogno di aiuto o accessibilità. Noi, non vi preoccupate, andiamo a rinchiuderci a casa. Grazie. W la civiltà”.
Fonte 
https://www.facebook.com/michela.aloigi/posts/839308739576089?pnref=story

Il problema vero, era la mancanza di attenzione dei genitori di ragazzi ‘normodotati’, non in grado di vigilare sui propri figli e far loro rispettare qualche semplice regola.

Nei giorni scorsi, sempre su Facebook la denuncia dei ‘normodotati’ circa la presunta pericolosità dell’altalena inclusiva. Chiedevano di mettere un lucchetto e consegnare la chiave per l’utilizzo su richiesta‘. Seguirono anche lamentele con i ‘media’ della stampa locale.

Bisogna avere davvero poca coscienza e una ridotta propensione alle capacità genitoriali, se ‘come genitori siamo pronti ad insegnare ai nostri figli la discriminazione’ pur di non assumerci  responsabilità, vigilare e farli crescere dentro ‘basi’ per una crescita consapevole, di noi stessi e dell’altro.

Il post di Michela Aloigi è diventato virale, con manifestazioni di solidarietà da persone, Associazioni e quanti riescono ad indignarsi ancora..E la battaglia vera è vincere sulla civiltà e i diritti per tutti.
Le sue parole di ringraziamento:
“Quanta solidarietà! Un grazie a tutti e vi terrò aggiornati sperando che tutto questo appoggio faccia riaprire e cosa importantissima, rispettare, giocando tutti insieme, l’Altalena!”.

NON STACCATE QUELLA SPINA..

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Chi può decidere per la vita di nostro figlio? Un tribunale, l’Alta Corte, la Corte di Appello, la Corte Suprema? Un figlio di dieci mesi, che si sveglia, sorride, si tiene stretto tra le braccia piene di amore dei suoi genitori. A chi è dato decidere per loro?
Non staccate quella spina, perché è la sua vita non può essere oggetto di decisione burocratica.

La madre di Charlie, Connie Yates,  annuncia che resta poco tempo, le sue parole vengono annunciate  dal portavoce Piero Santantonio, presidente della onlus MItocon.
Troppo poco tempo e suo figlio non avrà più diritto all’assistenza, alla cura.
Chiedono tempo, cure, assistenza e la possibilità di una terapia sperimentale.
Una equipe internazionale di scienziati infatti sta lavorando sulle sindromi da deplezione del DNA mitocondriale, precisamente nella mutazione che ha colpito proprio Charlie.

Una nuova riunione tra ricercatori e medici e a breve sarà resa nota la decisione ufficiale che definirà le possibilità di terapie. Infatti un protocollo scientifico  sperimentale  è pronto.
In un lungo iter di riconsiderazioni,  possibilità di efficacia in base a risultati in altri casi, sembrerebbe che la terapia nucleosodica potrebbe essere efficace

Con la Mitocon onlus, i genitori fanno appello alle autorità del Regno Unito e ai medici dell’ospedale GOSH , chiedono di non staccare la spina a Charlie”.

Il  ricorso è stato respinto tre volte, prima dal giudice di un’Alta corte, poi da una Corte d’Appello e infine dalla Corte Suprema nella valutazione di «tutela del bambino».
Neanche la Corte Europea dei Diritti umani a Strasburgo ha dato loro ragione, autorizzando i medici a interrompere le cure.
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La mobilitazione per il bambino Charlie

E’ mondiale la mobilitazione che si è attivata.
Papa Francesco nelle sue meravigliose parole nel rispetto della vita, della persona, ha detto:«Rispettate il desiderio dei genitori» e gli ospedali cattolici,  il Gemelli e il Bambin Gesù si sono offerti per accoglierlo.
Il presidente Usa, Donald Trump, secondo i media inglesi, avrebbe intenzione di fare pressione  sulla premier britannica Theresa May, durante il vertice del G20 in Germania, vuole il via libera al trasferimento del piccolo in un ospedale negli Usa.

Le tappe della vicenda “Charlie”

Vivono una situazione a dir poco drammatica i genitori di Charlie Gard, un bambino di 10 mesi nato con una malattia considerata incurabile, la sindrome da deplezione mitocondriale,  ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra, dove i medici hanno deciso di staccare i macchinari che lo tengono in vita per non farlo soffrire più, contro la volontà dei suoi genitori. Chris Gard e Connie Yates, che stanno portando avanti una battaglia legale internazionale contro questa decisione delle autorità preposte del Regno Unito.

11 aprile  
Un giudice dell’Alta corte di Londra stabilisce che devono essere staccati i macchinari che tengono in vita il piccolo.

2 maggio  
I genitori si oppongono alla decisione del tribunale britannico e lanciano il primo appello insieme ad una campagna internazionale che trova il sostegno di decine di migliaia di persone. Inizia contemporaneamente la raccolta fondi per trasferire Charlie in un ospedale negli Usa per sottoporlo ad una terapia sperimentale nel tentativo di allungargli la vita.

25 maggio
La Corte d’appello conferma la sentenza dell’Alta corte. I genitori di Charlie  si rivolgono alla Corte suprema britannica. Nel frattempo l’ospedale londinese continua a garantire le cure al piccolo.

8 giugno
La massima corte del Regno Unito conferma la decisione di staccare la spina. Ai genitori di Charlie tentano l’ultimo tentativo, la Corte per i diritti umani di Strasburgo.

27 giugno
La Corte di Strasburgo respinge il ricorso presentato dai genitori.  Ritengono  non spetti a loro, almeno in questo caso, sostituirsi alle autorità nazionali.

30 giugno
La data stabilita per ‘staccare’   i macchinari che tengono in vita il piccolo, a questo punto l’ospedale di Londra concede una proroga grazie agli appelli dei familiari. Nel frattempo è iniziata una solidarietà internazionale  con diverse offerte per accogliere il piccolo da parte di ospedali negli Usa e in Italia da Papa Francesco in due ospedali.

Restiamo con il respiro sospeso, ad attendere che nessuno decida per la vita di nostro figlio, perché Charlie è diventato un po’ il figlio di ognuno di noi.
Sperando nel riconoscimento della ‘dignità alla persona’ e lasciando che le ‘cure’, sperimentali e non, proseguano finché sarà possibile.

http://www.iogiocopulito.it/non-staccate-quella-spina

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